Il Tirreno

Pontedera

Caos per le visite sportive «Gli esami in più si pagano»

di Tommaso Silvi

Col decreto del Fare per l’attività non agonistica serve il certificato di idoneità Ma il servizio sanitario nazionale non copre le spese per nuovi accertamenti

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PONTEDERA. La salute di chi fa sport a livello non agonistico sarà sulle spalle dei genitori o degli stessi praticanti, almeno economicamente. Si perché nel nuovo decreto-legge del Fare si legge chiaro e tondo che il medico deve rilasciare - se lo ritiene opportuno - il certificato di quella che un tempo si chiamava sana e robusta costituzione, ma nel caso in cui ritenga necessari ulteriori esami, a pagare sarà il diretto interessato perché il servizio non è tra quelli garantiti dal servizio sanitario nazionale.

La legge. L’articolo 42 del decreto-legge del Fare recita: «Al fine di salvaguardare la salute dei cittadini promuovendo la pratica sportiva, per non gravare cittadini e servizio sanitario nazionale di ulteriori onerosi accertamenti e certificazioni, è soppresso l'obbligo di certificazione per l'attività ludico-motoria e amatoriale previsto dall'articolo 7 della legge Balduzzi». E quasi tutta l’attività sportiva praticata nelle palestre rientra proprio nella definizione “ludico-motoria amatoriale”. Rimane invece per legge l’obbligo del certificato per chi svolge un’attività non agonistica. Ad esempio «gli studenti che seguono attività parascolastiche organizzate dagli istituti, dal Coni o società affiliate e chi partecipa ai Giochi della gioventù». E ovviamente, per chi fa attività agonistica vera e propria.

La realtà. Le palestre e gli enti di promozione continuano però a chiedere il certificato per cautelarsi, come hanno sempre fatto. E così per molti genitori è un vero caos, oltre che una spesa. Perché il certificato di sana e robusta costituzione redatto dal proprio medico di famiglia (o pediatra) non rientra tra gli obblighi convenzionali dei medici di famiglia e ha un costo, che varia da medico a medico: dai 15 agli 80 euro. La differenza di trattamento fra situazioni che per la salute sono simili è un paradosso contenuto nel “Decreto Balduzzi” del 24 luglio scorso, a cui ha fatto seguito un altro paradosso, presente nel "Decreto del Fare", licenziato il 7 agosto, che in sostanza vanificava quanto precedentemente stabilito, enunciando che «è stato soppresso l'obbligo della certificazione per l'attività ludico motoria/amatoriale».

I medici. Ne è seguito un caos infinito per i cittadini, ma anche per gli stessi medici, costretti ad interpretare normative che di chiaro hanno ben poco, come si evince da un successivo passaggio del “Decreto del Fare”: l'unica certezza pratica è che sta al medico certificatore la decisione sulla necessità o meno di prescrivere ulteriori esami clinici. «Con l’ultima direttiva del 7 agosto – spiega Lara Braccini, direttrice dell’unità operativa di medicina sportiva dell’Asl di Pontedera – gli esami aggiuntivi tornano a discrezione dei medici, quindi anche per noi non è facile seguire le norme legislative che cambiano cosi spesso. Solitamente al paziente si prescrivono accertamenti ulteriori per ridurre le responsabilità del medico che rilascia il certificato, creando lunghe file nelle liste d’attesa. Da parte nostra dovrebbe esserci più accuratezza nelle visite mediche e quindi minore abitudine a dirottare le persone verso attese estenuanti per fare un altro esame».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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