Attenzione
Nuovi compiti agli infermieri diffida ai vertici dell’Auxilium
Il sindacato protesta contro la richiesta di usare strumenti che eseguono gli esami del sangue Poct «Si toglie tempo all’assistenza sanitaria, situazione di pericolo per pazienti e personale»
VOLTERRA. La diffida formale è già sul tavolo dei vertici dell’Auxilium Vitae. Ma se la nuova organizzazione del lavoro infermieristico comunque andrà avanti, il prossimo passo del sindacato sarà quello di procedere con un esposto alla Procura della Repubblica «perché siano verificate le condizioni di sicurezza assistenziale». È il camice in più da tecnico di laboratorio biomedico che devono indossare gli infermieri del centro di riabilitazione volterrano a far saltare la sonora denuncia del Nursind. «Un accordo trea Asl 5 e Auxilium ha fatto sì che gli infermieri del centro siano stati obbligati a frequentare un velocissimo corso di formazione per l’utilizzo degli strumenti che eseguono gli esami del sangue Poct, che debbono invece essere utilizzati da un altro professionista sanitario, il tecnico di laboratorio biomedico appunto», fa la cornice Daniele Carbocci, segretario provinciale del sindacato.
Il sindacalista parla di carenza cronica di infermieri già presente nella struttura riabilitativa: «Qui il personale fa già i salti mortali per garantire un’adeguata assistenza ai pazienti ricoverati e adesso si è pensato, pure, di imporre loro di lasciare i reparti e di andare a medicina, o al pronto soccorso dell’ospedale di Volterra dove si trovano le apparecchiature per gli esami e rimanervi il tempo necessario per aspettare i risultati, lasciando soli i colleghi ad occuparsi dei pazienti, con tutti i rischi connessi».
Il Nursind non gira intorno al problema. «Tale situazione crea almeno due tipi di reato a carico degli infermieri: abuso di professione e abbandono di incapace». E rincara: «È paradossale che una disposizione aziendale possa creare una situazione così pericolosa per i pazienti e per il personale».
Addossare agli infermieri il compito di un altro professionista, per Carbocci è sinonimo solo di risparmio «non assumendo così altre figure sanitarie». Il sindacato si interroga: «Quello che ci chiediamo è perché le aziende non si sognerebbero mai di chiedere ad un tecnico di radiologia di fare prelievi di sangue o ad una dietista di assistere in sala operatoria, tanto per fare due semplici esempi. Ma ci si sente sempre in potere di chiedere agli infermieri di fare il lavoro che dovrebbero fare altri. A che servono 22 laure delle professioni sanitarie se poi tutto si fa fare agli infermieri?». Il segretario provinciale chiude: «Non possiamo accettare una tale situazione: in primis non è etico da parte di un’azienda imporre ad un professionista di svolgere le competenze di un altro professionista – e continua – e per far questo tralasciare il proprio di mandato professionale, quello di assistere i pazienti. E in seconda istanza non è accettabile che un’azienda, per risparmiare, generi una situazione di pericolo per i pazienti assistiti diminuendo non si sa per quanto tempo e per quante volte le potenzialità assistenziali».
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