Sicurezza
L’omaggio del prefetto all’alpino
Con una cerimonia ricordato Francesco Vannozzi, il militare morto in un attentato in Afghanistan
SAN GIOVANNI ALLAVENA. Sono trascorsi tre anni dalla morte del caporalmaggiore del settimo reggimento alpini, Francesco Vannozzi, 26 anni, di San Giovanni alla Vena, una delle vittime della strage avvenuta il 9 ottobre 2010 nella provincia del Gullistan, in Afghanistan, quando un ordigno esplose al passaggio di un convoglio logistico investendo il mezzo sul quale si trovavano cinque militari italiani. Una tragedia che ha cambiato la vita dei genitori, Lia e Nilo, e del fratello, Sergio. Per non dimenticare l’alpino e il suo impegno per le istituzioni, ieri mattina, il prefetto di Pisa, Francesco Tagliente, ha incontrato la famiglia del militare morto in Afghanistan, alla presenza dell’assessore comunale Andrea Taccola, e della comandante della polizia municipale e delle autorità militari locali, era presente anche il Generale Roberto Boi, comandante della 46/a Brigata aerea di Pisa, nella veste di vertice provinciale delle forze armate. Strette di mano e abbracci carichi di significati. Prima l’omaggio alla tomba della giovane vittima, nel cimitero di San Giovanni alla Vena e la visita alla stele che lo ricorda ai giardini pubblici del paese dove Francesco era conosciuto e stimato anche per il suo impegno nel mondo del volontariato, era uno dei soci più attivi della “Fratelli Del Moro”, l’associazione che si occupa dell’antincendio sui Monti Pisani.
Una visita, quella del prefetto, che vuole essere il segno concreto della presenza delle istituzioni nel rispetto della memoria di Francesco e del dolore dei suoi familiari. In questi anni il padre, che aveva un’azienda di mobili, ha lasciato il lavoro per stare vicino alla moglie, profondamente colpita dalla prematura scomparsa del figlio. Il prefetto il 9 ottobre non potrà essere presente all’anniversario della tragedia. «Ho voluto farvi sentire la vicinanza delle istituzioni e la mia personale comprendendo il vostro dolore». «Non ho parole per ringraziarla – ha detto il padre della giovane vittima – mio figlio credeva nelle istituzioni. Lui avrebbe potuto non entrare nell’esercito. Quando è partito era contento. Era già stato in missione in Kosovo. La prima volta che doveva partire per l’Afghanistan si sentì male e così dovette rinunciare, rimase deluso, si arrabbiò. Lui credeva in quello che faceva, quando si ripresentò una seconda occasione per partire andò contento. Era una persona squisita, non era un guerrafondaio, credeva nella pace. Ogni volta che vedo fare qualcosa per il rispetto del mio bimbo sono felice e non so come ringraziare». Il padre dell’alpino ha avuto parole di ringraziamento per il paese, per gli amici di Francesco e per il Comune che ha fatto intitolare una strada in memoria del giovane morto mentre era impegnato in una missione all’estero. La visita alla stele nei giardinetti pubblici, a pochi metri dal cimitero. «Questa cerimonia e la sua visita sono state un regalo bellissimo – hanno ripetuto al prefetto il padre e il fratello di Francesco – il più bello degli ultimi tre anni». Parole di ringraziamento anche da parte dell’assessore Taccola, a nome del sindaco Juri Taglioli, che non ha potuto essere presente alla commemorazione per motivi familiari. Il 9 ottobre, anniversario della sua morte, Francesco Vannozzi sarà ricordate con una cerimonia e la celebrazione di una messa.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
