Sicurezza
I borghi che il re divise sorridono alla fusione
Casciana Terme-Lari, viaggio nelle frazioni “di mezzo” separate 86 anni fa Tanti a favore e qualche dubbio è il clima che si respira nelle piccole comunità
CASCIANA TERME. Da larigiani a cascianesi. Lo decide il re nel 1927: destini amministrativi separati. Lari viene spogliata di Collemontanino, Parlascio, Sant’Ermo e Bagni di Casciana. Si tracciano i confini di Casciana Terme, quelli che il referendum di domenica 6 e lunedì 7 ottobre punta a cancellare nel nome di una fusione che vuole riportare il calendario a 86 anni fa. Di nuovo insieme, ma sotto un’insegna diversa, non più Lari ma Casciana Terme Lari. Che effetto fa la prospettiva a chi vive in quelle terre di mezzo? Sono bastati sedici lustri a innalzare resistenze e campanili?
«Spero di passare sotto Lari, in un’amministrazione più grande perché quello di Casciana Terme promette di fare ma poi nei fatti non succede mai niente». Non ha dubbi Maria Scalzi che nel borgo di Sant’Ermo è nata e continua a vivere. Che aggiunge: «Le distanze per andare a Lari o a Casciana Terme sono pressoché uguali. E poi parlando con le persone che vivono nel territorio di Lari sento che hanno molti meno problemi di noi». Nel borgo, chiuso l’unico negozio di alimentari, non restano che le case attorno alla chiesa di Sant’Ermete. Un centinaio le anime. «Ho scelto di venire a vivere qui da un paio di anni – afferma Luciano Matteoli –. Non ho dubbi andrò a votare per il sì alla fusione perché spero che la situazione migliori. Mio figlio ha nove anni, per la scuola ho scelto di mandarlo a Perignano perché quelle di Casciana cadono a pezzi».
Non ci sono luoghi di aggregazione, per parlare ci si trova nelle case o all'ombra di scantinati. «Quando ci muoviamo con l’auto per qualsiasi commissione, viene di passare da Lari e non di salire a Casciana Terme. Ormai è un’abitudine. E poi avendo dei nipoti penso alle scuole, quelle di Lari sono tutte nuove mentre nel nostro comune cadono a pezzi». Più tiepida la signora Vanda Baldanzi. «Ormai sono vecchia e non mi fa molta differenza stare sotto l’uno o l’altro comune. Non so neppure se andrò a votare».
Poche case interrompono il giallo dei campi coltivati, bruciati dal sole estivo. La strada corre su un paesaggio lontano dai lustrini del turismo termale, crisi a parte, o dai capannoni delle aziende del mobile. Qui tutto parla di agricoltura, viti, olivo, grano. Affacciandosi dalla terrazza di fianco alla chiesa di Parlascio lo sguardo abbraccia la Valdera, si spinge fino a Volterra e nella direzione opposta coglie i profili delle Alpi Apuane. Saranno il paesaggio e i suoi silenzi ma di fatto le divisioni sembrano stemperarsi. Nella frazione si sposta l’asse in direzione del comune termale. C’è chi guarda a questa vocazione e la mette sul tavolo per portare acqua alle ragioni del “no”. Se ne discute col sorriso mentre ognuno corre alle proprie incombenze. A farne la sintesi è Luigi Marchetti: «Le pecore si contano a maggio». Saggezza popolare che unisce ragione e rassegnazione. «Dicono che dall’unione avremo dei vantaggi. Però resto indeciso perché non vedo un quadro chiaro. L’unico dato è che la legge dice che comunque non potremo rimanere come Comune di Casciana Terme». E aggiunge: «A quelli di Lari a cui chiedo se vengono volentieri con noi, mi rispondono: per l’amore di Dio!».
I dubbi sul matrimonio per via delle urne sembrano sparire avvicinandosi a quella che un tempo era Bagni di Casciana. La frazione di Collemontanino è a poco più di un chilometro dal capoluogo. Claudia Cantini ha già deciso: «Voterò sì, perché altrimenti la decisione sull’accorpamento passerà in mano alla Regione. Insomma, voglio almeno poter decidere la fisionomia che deve avere il mio comune». Ha qualche perplessità Sergio Monti: «Mi auguro che quanto promesso venga mantenuto. Tra i benefici ci saranno il taglio delle spese, la sospensione del patto di stabilità e risorse aggiuntive». La sintesi arriva da dietro il bancone del Circolo Acli, la titolare Monica Dal Canto tira le fila del dibattito a cui assiste tra un caffè e l’altro. «Non è un argomento di cui parlano le donne – dice –. Tra gli uomini si discute ma sembrano prevalere i favorevoli».
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