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Il falegname col piglio del linguista

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S. Croce, Gino Gentile dopo il vocabolario firma una grammatica di calabrese

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SANTA CROCE SULL’ARNO. Perfino l’ex ministro Tullio De Mauro, parlando di lui, l’ha definito «un autodidatta ricco di fermenti e di interessi culturali», proponendolo addirittura per una laurea honoris causa. Un riconoscimento significativo per la storia umana e culturale di Gino Gentile, santacrocese, 88 anni portati splendidamente. Una personalità fuori dal comune, con una storia che viaggia tra la Calabria e Santa Croce, fatta di intraprendenza, forza d’animo e di una grande passione per la propria terra, quella d’origine quanto quella d’adozione. È con questo spirito che ha firmato la sua ultima “fatica”: un quaderno di grammatica calabrese che segue di pochi di anni il precedente “Vocabolario” di quella che Gentile definisce la lingua calabrese: una raccolta di vocaboli e termini dell’originaria parlata di Savelli, il suo paese di provenienza in provincia di Crotone.

Emigrato a Santa Croce nel 1960, dove ha lavorato fino a 84 anni come falegname (in calabrese “mastrurascia”), Gentile ha conservato un legame forte con la cultura delle alture calabresi, a cui ha dedicato tutto il proprio impegno in campo letterario. «A Savelli – ricorda – avevo fatto solo le elementari, conseguendo la licenza media a 32 anni, quando ormai ero sposato e avevo già una bambina». Il tutto negli anni dell’impegno sindacale e politico, rigorosamente rosso, fino a ricoprire la carica di assessore e vicesindaco di Savelli. Nel ‘60, poi, la decisione di partire per Santa Croce insieme alla moglie Rosa.

«Eravamo 7 falegnami in un paese di 2mila abitanti – ricorda –. Quando moriva qualcuno facevano a gara per costruire la bara. In Toscana era tutto diverso: qui c’erano lavoro e sviluppo, e mi sono trovato bene fin dall’inizio». Eppure, proprio a Santa Croce, Gentile ha iniziato a studiare, a scrivere e pubblicare opere per i vecchi compaesani di Savelli, dove è sempre tornato ogni estate. Dalle avventure di Pinocchio tradotte in calabrese alla raccolta di canti popolari savellesi (con tanto di 33 giri), dalla ricerca su nomi e cognomi di Savelli fino ai “frammenti” di storia locale.

A Santa Croce, inoltre, Gentile ha pubblicato per anni anche “Il Vernacoliere Savellese”, oltre a firmare una raccolta di poesie (“Savella ‘n poisia”) che ha avuto ottime recensioni tra i docenti delle università calabresi. «L’idea del vocabolario – racconta – è nata per lasciare qualcosa al mio paese, per conservare nel tempo un modo di parlare che ormai, a Savelli, è rimasto solo tra gli anziani. Il mio è comunque un interesse di tipo storico. Sono perché si parli italiano, ma è anche giusto trovare un modo per conservare le proprie radici».

Giacomo Pelfer

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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