Attenzione
Da allenatore per parodia ad una panchina vera
David Pratelli allena la squadra di calcio amatoriale Valderagold «Niente imitazioni, qui facciamo sul serio per vincere il campionato»
PONTEDERA. È il campione degli imitatori con le divertenti parodie degli allenatori di calcio che lo hanno fatto conoscere al grande pubblico televisivo (dalle rubriche sportive di Mediaset a “Quelli che il calcio e...”) per poi diventare protagonisti dello spettacolo teatrale “Pratelli in città”. Ma ora l’imitatore di Ponsacco vuole fare di più. Pratelli l'allenatore lo fa sul serio. Sulla panchina della squadra di calcio amatoriale che ha contribuito a fondare, la Valderagold, nata da una costola del Santa Colomba di Bientina. E all’esordio di campionato della Lega Uisp Valdera di primo livello la nuova formazione (il presente e il futuro del calcio amatoriale in Valdera, così si presentano su Facebook) ha iniziato bene portando a casa due vittorie contro la Molinese e a Santa Luce (grazie a un gol di Luca Accorroni (capitano). «Due avversarie toste, faranno un bel campionato», tiene a sottolineare il neo allenatore.
Un’avventura di cui Pratelli è orgoglioso - lo dice per prima cosa appena lo incontriamo all’inizio di un allenamento - e scommette che sarà anche una buona palestra per imparare a conoscersi meglio. «Mi dicono sempre che sono un buono nella vita di tutti i giorni – confessa e lo sguardo si fa improvvisamente serio – e in questi ambienti servono grinta e determinazione e anche la giusta cattiveria: vedremo». Ovviamente la passione per il pallone non è di queste ultime ore: i primi calci Pratelli li ha tirati nei giovanissimi della Matteotti Ponsacco, poi nei Mobilieri, già negli anni Ottanta.
Come ha deciso di fare l’allenatore?
«Sono vent’anni che gioco negli amatori, ho militato in varie squadre In Valdera. L’anno scorso ero nel Santa Colomba, ho proposto ai dirigenti se mi volevano come calciatore-allenatore. Non è stato possibile e così ho cominciato a pensare che avrei potuto fondare un’altra squadra. Alcuni calciatori hanno sposato il mio progetto ed è nata la Valderagold».
Vedremo a bordo campo un allenatore-imitatore?
«No. Dimenticatevi il personaggio. Quando alleno non faccio spettacoli. Sono concentrato a vincere e fare in modo che il gruppo dia il meglio. Niente parodie, ci tengo molto a questo aspetto. Siamo una formazioni “giovane” ma ci teniamo a fare bene e a vincere anche se siamo partiti da zero e non è stato semplice. L’entusiamo dà subito una marcia in più. Devo dire che tutto questo è stato possibile grazie al lavoro anche di altre persone, dal direttore sportivo Giacomo Bracci, di Montecalvoli al responsabile marketing Mauro Casarosa, di Ponsacco».
Avete fatto un lavoro di squadra fin dalle fasi organizzative?
«Ovviamente una grande mano l’ha data anche il presidente, Fabrizio Bachini. E gli sponsor, a cominciare da Gold Leaf Ponsacco e altri che ci sostengono, come il bar Melagodo».
C’è pure una presidente onoraria.
«È Elena Cavallini. Lavora a Ponsacco, è una dei nostri sponsor e anche lei ci ha dato una mano quando abbiamo deciso di organizzare la squadra. L’obiettivo è quello di creare, ovviamente con il passare degli anni, una società sportiva che porti avanti attività per i giovani in più categorie, un punto di riferimento per il territorio. Ho un vice allenatore molto affidabile, Alessandro Tognarelli, ex centrocampista, così come un valido preparatore dei portieri Davide Camilloni. Insomma, abbiamo messo insieme un bel gruppo con calciatori dai 20 ai 36 anni».
Ha un allenatore che ha come riferimento?
«Anche se, come molti sanno, sono un grande tifoso della Juventus, se proprio devo scegliere un allenatore, devo dire che mi rivedo in Walter Ferroni. Sì, il personaggio di Ugo Tognazzi nel film “Ultimo minuto” di Pupi Avati. Un personaggio, ha una grande grinta, sa come rendere la squadra molto competitiva».
Che obiettivi vi siete dati?
«Qui si fa sul serio. Vogliamo vincere il campionato anche se gli avversari nel primo livello sono tosti. Io sono per il modulo di Carlo Ancelotti 4-3-1-2. Che, ovviamente potrà variare, ma questo sarà il punto di partenza».
Ma non pensa che questo “incarico” sia incompatibile con gli impegni professionali?
«Non credo, comunque posso sempre contare su un buon vice. E poi sono convinto che questa esperienza mi aiuterà a tirare fuori lati diversi del mio carattere. Giocare negli amatori, del resto, ha aspetti positivi e negativi. Nelle squadre si fanno nuove amicizie, sono un punto di aggregazione forte. Dall’altra parte il vero difetto è che la Lega dovrebbe fare più sul serio. Dovrebbe curare meglio alcuni aspetti organizzativi. Faccio un esempio: d’inverno si gioca anche sui campi ghiacciati e forse non sarebbe il caso, ci sono persone che lavorano. Il campionato a dicembre potrebbe pure permettersi una lunga pausa. Quest’anno si gioca il 21 dicembre e il 4 gennaio. Date che, come si può capire, possono essere un ostacolo per le famiglie in un periodo di feste. Considerata l’età dei calciatori, la Lega potrebbe pensare a questi aspetti».
I suoi prossimi impegni di lavoro?
«Sabato 5 ottobre sono a Livorno al teatro Vertigo con lo spettacolo “Pratelli in città” e poi farò il coach per giovani imitatori nello stesso teatro. Ho progetti con la tv ma non posso parlarne».
Avete un motto particolare?
«Come diceva Giampiero Boniperti (storico presidente della Juventus) “Vincere non è importante ma è l’unica cosa che conta”. Ai ragazzi dico: “C’è un’unica cosa che ci aspetta: la vittoria”».
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