Sicurezza
Borghesi, fascisti, rossi Il sindaco–scrittore e i Cento anni del Riccio
CRESPINA. Quelle lunghe discussioni fatte in consiglio sulla dislocazione dei pochissimi lampioni disponibili al tempo. O gli interminabili palleggi dei politici dell’epoca riguardo all’escavazione...
CRESPINA. Quelle lunghe discussioni fatte in consiglio sulla dislocazione dei pochissimi lampioni disponibili al tempo. O gli interminabili palleggi dei politici dell’epoca riguardo all’escavazione dei pozzi. Ancora l’usanza dei primi sindaci di inizio ’900, cosiddetti “borghesi” di minacciare di continuo le dimissioni usandole come arma. E poi l’arrivo dei primi cittadini fascisti «sembra, ma non è provato, con dei brogli elettorali, comunque con molta prepotenza», scrive l’attuale sindaco di Crespina, Thomas D’Addona. E lo fa nella sua opera prima: quasi 500 pagine di storia dell’amministrazione comunale crespinese dal 1902 al 1952. Cinque anni di “sudate carte” a spulciare testi manoscritti e vecchie delibere che si trasformano nel saggio “I cento anni del Riccio” che sarà presentato sabato alle 17 nella sala consiliare del Comune, alla presenza di Natascia Tonelli, prof. associato letteratura italiana - Università di Siena, Guido Carpi prof. associato Letteratura Russa - Università di Pisa, Michele Quirici, Tagete Edizioni. Come moderato ci sarà l’ex assessore, amante della storia locale, Sergio Tognoni.
«Questo lavoro – racconta con una certa emozione il sindaco-scrittore – è frutto di tante ore in questi cinque anni, rosicchiate dal poco tempo libero a disposizione». E subito elenca i motivi che lo hanno spinto nel mondo della scrittura: «Mi sono accorto che, della storia del Comune di Crespina e dei suoi amministratori della prima metà del Novecento, in concreto non sa niente nessuno, fatto salvo di qualche raro e impreciso episodio». Ecco che, dalla lettura della carte spuntano nomi, delibere, decisioni importanti, come quella che portò Crespina, nei primi del ’900, a staccarsi da Fauglia costituendosi Comune autornomo. «Premetto che quel che ho riportato non sono tutte e solo liete note, anche se di belle cose ce ne sono: nella storia di questa amministrazione comunale ci sono pure episodi tutt’latro che lodevoli, caratterizzati a volte da atteggiamenti infantili o addirittura meschini». Si comincia a sfogliare: spuntano fuori i cosiddetti “sindaci borghesi”. «In verità si trattata di un gruppo di possidenti, amici e parenti tra loro che dal 1902 e per i successivi 15 anni, furono al governo», spiega il sindaco 39enne. Subito dopo la fine della Grande Guerra arrivano i socialisti: il loro periodo fu breve. Al timone del Comune, poi, nei primi anni Venti ci furono i sindaci “fascisti”. «Non combinarono un granchè, a loro seguirono i Podestà che furono tutt’altro che attivi». Nel libro si parla anche dei sindaci rossi dopo la Liberazione. «Magari non avevano una grande cultura, ma si sentiva in loro la politica nel sangue e la causa della collettività era sempre il loro faro».
Chi ha pagato il libro del sindaco? «Le spese per la pubblicazione sono state sostenute dal Comune e gli introiti derivanti dalla possibile vendita andranno allo stesso Comune».
Francesca Suggi
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