Il Tirreno

Pontedera

«Il mio erede? Scegliamolo pure senza primarie»

di Cristiano Marcacci
«Il mio erede? Scegliamolo pure senza primarie»

Osvaldo Ciaponi non può ricandidarsi dopo due legislature da sindaco «Dobbiamo evitare le divisioni, meglio un candidato unico e unanime»

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SANTA CROCE SULL’ARNO. L’eredità che Osvaldo Ciaponi lascerà nella primavera 2014 è indubbiamente pesante. Non sarà facile, per il centrosinistra santacrocese, trovare un’alternativa all’altezza della situazione. Il sindaco uscente è costretto a farsi da parte, dopo due legislature, e per il Partito Democratico e per gli alleati di Sel e Partito Socialista è vicino il momento di cominciare a pensare all’erede. A Santa Croce, come a San Miniato del resto, s’inizia a parlare di possibili primarie, ma a differenza della città della Rocca, dove il primo cittadino in carica, Vittorio Gabbanini, può nuovamente candidarsi e si è detto disponibile a passare attraverso le primarie, nella capitale della concia le selezioni per il candidato a sindaco non sono proprio da considerarsi dietro l’angolo. Anche perché lo stesso Ciaponi, in questa intervista al Tirreno, non vede di buon occhio le primarie a Santa Croce.

Gradirebbe che il suo successore venisse designato attraverso le primarie?

«Le ritengo uno strumento sicuramente utile e necessario, ma da valutare attentamente in relazione alle circostanze. Nel caso di Santa Croce auspicherei vivamente che non venissero fatte. Anziché unire, potrebbero infatti creare divisioni e rubare energie alla competizione elettorale delle amministrative. Una discussione e un confronto tra le varie forze politiche al termine dei quali uscisse un candidato unico e unanime, mi sembrerebbe la soluzione più appropriata ed efficace».

Si è già fatto un’idea di colui o colei che potrebbe sostituirlo alla guida del Comune?

«In questa fase voglio rimanere assolutamente neutrale, anche perché dal territorio è bene che vengano fuori tutte le candidature e le proposte possibili. Verrà sicuramente il giorno che mi potrò schierare, anche perché ho le mie idee ed è giusto che le faccia conoscere».

Ma un identikit del candidato-sindaco ce l’avrà sicuramente. O no?

«Certo che ce l’ho. Il sindaco deve essere sicuramente una persona in grado di tenere insieme una comunità composita e problematica come quella di Santa Croce, che ha però il vantaggio di contare su un substrato di rapporti già consolidati da parecchio tempo. Insomma, c’è da continuare nel solco tracciato, coltivandolo».

A Santa Croce si dice che lei si stia avvicinando sempre di più ai renziani. È vero?

«Dicono così perché l’altra sera ho partecipato alla presentazione di “Adesso Cuoio” a Santa Croce, avvenuta peraltro a pochi metri da casa mia e alla quale sono stato invitato come sindaco. Ho partecipato volentieri, anche perché con gli onorevoli Federico Gelli e Dario Parrini mi legano amicizia e stima. Per la verità, in questo momento sono molto confuso, a causa anche delle ultime vicende accadute dentro il Pd, dove si è guardato troppo ai confronti interni a scapito dei problemi del Paese. Mi auguro che al più presto il partito mi possa garantire di nuovo quelli che sono i punti fissi della mia formazione politica, come la lealtà, la partecipazione e una strutturazione forte sul territorio. Alle ultime primarie sono stato un convinto sostenitore di Bersani, ma attualmente non saprei bene come schierarmi, anche se Cuperlo mi sembra preparato e capace. Lo stimo profondamente e penso possa essere un ottimo segretario del Pd».

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