Il Tirreno

Pontedera

A processo l’ex presidente del Forcoli

Tommasi rinviato a giudizio per usura in concorso con un commercialista e un consulente del lavoro

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PISA. Un prestito originario di 98mila euro cresciuto poi a 140mila. Ma anche società estere utilizzate, secondo l'accusa, per "lavare" soldi in nero.

Accusati di usura in concorso un imprenditore, un commercialista e un consulente del lavoro sono stati rinviati a giudizio. Dovranno comparire a marzo davanti al primo collegio del Tribunale.

Si tratta di Walter Tommasi, 57 anni, originario di Trieste, imprenditore, residente a Castelvecchio di Compito, già presidente del Forcoli calcio e della società di basket Triestina; di Stefano Giarri, 54 anni, nato a Torino, residente a Pisa, commercialista con studi in città e a Ghezzano; di Riccardo Dal Canto, 49 anni, pisano residente a Saluzzo (Cuneo), consulente aziendale.

Parte civile è un imprenditore pisano assistito dall'avvocato Enrico Pappalardo, mentre il pm è Giancarlo Dominijanni.

I tre furono arrestati due volte nei primi mesi del 2012. Con il primo ordine di arresto venne contestato il riciclaggio. Il bis delle misure cautelari arrivò dopo qualche giorno con le accuse di usura che hanno portato il gip a disporre il rinvio a giudizio per tre imputati e il proscioglimento di un medico.

L'inchiesta. Con l'indagine che aveva portato ai clamorosi arresti,l'operazione "Flower", era stato scoperto un giro di denaro da un'azienda in bancarotta ad alcune società estere, in Svizzera e Inghilterra. Soldi che per la Procura erano poi rientrati sui conti dei tre imputati, facendo sorgere il sospetto che si volesse "lavare" del danaro sporco, ma soprattutto inducendo la Guardia di finanza a puntare i fari sulla sproporzione fra le somme dichiarate nelle denunce dei redditi e il flusso di svariati milioni di euro sui conti correnti con patrimoni immobiliari da milioni di euro. Tutto, denaro e patrimonio, è stato sequestrato. A fronte di immobili acquistati per circa 2 milioni di euro e di movimentazioni bancarie per circa 5 milioni di euro, uno degli imputati aveva presentato dichiarazioni dei redditi pari a circa 90.000 annui. Ancora più pesante di un altro imputato che, invece, a fronte di una dichiarazione dei redditi pari a circa 11.000 euro aveva nella sua disponibilità un patrimonio immobiliare di circa 2.000.000 di euro e somme detenute su vari conti per circa 5.000.000 di euro.

Controlli e alimenti. Lo spunto agli investigatori delle Fiamme Gialle era arrivato da un accertamento sul commercialista, il ragionier Giarri, per una questione personale: non aveva pagato gli alimenti alla moglie e ai suoi cinque figli. Secondo l'accusa mettendo sotto la lente le sue entrate sarebbe emerso un giro di contanti sui suoi conti, ma soprattutto una grande quantità su quelli degli altri due imputati.

Fallimento e guai. Ricostruendo i passaggi contabili e societari di un'azienda fallita, i finanzieri si erano imbattuti in un prestito fatto dalla società finanziaria di Tommasi ad un imprenditore per una operazione commerciale. Giarri e Dal Canto, stando alle ipotesi della Procura, avrebbero avuto la funzione di intermediari nell'elargizione di 98mila euro ad un imprenditore locale, ora parte civile nel processo, per rilevare la Floenergy. Un affare che non andò in porto. Nell'arco di sei mesi sarebbe stata chiesta però la restituzione di 140mila euro, con un ricarico di circa il 40 per cento. Un tasso considerato usurario che ha dato il via all'inchiesta e ora al processo.

Pietro Barghigiani

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