Il Tirreno

Pontedera

Fusione, il dibattito finisce “in discarica”

di Cristiano Marcacci fotoservizio Franco Silvi
Fusione, il dibattito finisce “in discarica”

Capannoli e Montecchio di Peccioli: le assemblee si dividono tra sì e no. Il nodo Belvedere “spacca” i cittadini

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CAPANNOLI. Disorientamento. Difficoltà ad acquisire le necessarie informazioni per un voto più consapevole. Paura di nuove tasse, di nuovi balzelli. Timore di veder cancellati all’improvviso alcuni punti di riferimento, come il sindaco o l’assessore presente ogni mattina, disposto ad ascoltare e a recepire lamentele o suggerimenti. Ma soprattutto il grosso punto interrogativo legato alla discarica. Come e da chi verrà gestita dopo la nascita del nuovo Comune dell’Alta Valdera e la fusione di Peccioli, Capannoli e Palaia? Si rivelerà una risorsa o sarà più un problema, ambientale ed economico? I dubbi e le perplessità serpeggiano a pochi giorni dall’apertura delle urne. Si tagliano a fette sia all’assemblea pubblica di Capannoli (partecipatissima, giovedì sera al teatro), dove era stato organizzato un confronto tra i sostenitori del “sì” e quelli del “no”, sia alla riunione di Montecchio di Peccioli (sempre giovedì sera, al centro polivalente), dove si sono ritrovati esclusivamente coloro che fanno capo al gruppo dei “Critici della fusione”. Il leader di questi ultimi è Franco Cavallini, ex vice sindaco di Peccioli ai tempi del primo cittadino Macelloni, e dal suo intervento si capisce subito che la “Belvedere Spa”, società di gestione della discarica, è nel mirino: «I cittadini di Peccioli hanno ricevuto a casa un opuscolo che invita a votare “sì” in cui sono riportate un sacco di falsità. Si tratta di un’iniziativa promozionale, come quelle della Coop alla vigilia di Natale, pagata da noi, perché vi hanno contribuito i Comuni da un lato e la Belvedere dall’altro, quest’ultima con oltre settemila euro. C’è da chiedersi perché una società privata come Belvedere (a maggioranza pubblica, ma privata secondo il codice civile) interviene così pesantemente per incanalare il referendum verso il sì. Perché, poi, tutta questa fretta? Perché procedere con una trasformazione epocale, cancellando la storia di 150 anni di tre comuni, in soli tre mesi? La gente non capisce».

È vero. La gente ci capisce davvero poco. Da Capannoli fa eco Katiuscia Leonardi, portavoce del Movimento Cinque Stelle Alta Valdera: «C’è grande confusione, i tanti dubbi non sono stati chiariti. Non c’è chiarezza, manca un piano di sviluppo, un piano di fattibilità. C’è troppo poco tempo per informarsi bene, quindi occorre votare no». Dallo schieramento del “sì” ribatte il sindaco di Capannoli Filippo Fatticcioni (Pd): «Da gennaio i cittadini avranno lo svantaggio di non poter più bussare alla porta del sindaco, ma sul territorio arriveranno finalmente i soldi per far ripartire i lavori e l’occupazione. Vi sembra poco?». «E vi sembra poco allora – s’inalbera Denis Salvadori, rivolto alle persone sedute in teatro – svegliarsi l’8 ottobre con milioni e milioni di metri cubi di rifiuti sul nostro territorio?». «È proprio questo che succederà – aggiunge tra i contrari alla fusione Sandro Nardini (consigliere comunale) –. La discarica è al centro di tutto, basti vedere l’interesse esplicito della “Belvedere Spa”, che ha anche finanziato la campagna per il “sì”».

Fatticcioni, dalla sua, ricorda un precedente: «Senza il nostro ingresso nell’Unione Valdera, Capannoli non avrebbe avuto uno sportello per le imprese e non avremmo recuperato decine e decine di milioni di evasione». Anche per Matteo Arcenni (Fratelli d’Italia) il “sì” è una via obbligata: «Ci ritroveremmo altrimenti con un Comune completamente svuotato e impoverito». Le larghe intese vanno di moda anche in Alta Valdera.

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