Attenzione
Via Rospicciano, prime prove tecniche per dialogare
La Futura Immobiliare interviene dopo il volantino del Pd «Questo investimento mancato è una sconfitta per tutti»
PONSACCO. Chissà quante volte, negli ultimi 7 anni, lo avrà immaginato completato. Giuseppe Giambra, amministratore unico della Futura Immobiliare, lo descrive ancora oggi come lo aveva pensato agli inizi degli anni Duemila, quell’immobile che in gran parte è vuoto, transennato, quasi abbandonato, tra via Rospicciano e viale Togliatti. C’è una filiale della Cassa di Risparmio di Volterra che, è anche tra i finanziatori dell’operazione; c’è qualche appartamento venduto, alcuni affittati. E un negozio, quello dell’Ottica Simonelli, il presidente dell’associazione dei commercianti locali, che ha adottato anche l’aiuola davanti alla sua attività. Poi nient’altro. «E pensare che nel sottosuolo ci sono locali pronti per trasformarsi in un centro commerciale da far invidia anche a città più grandi – dice l’imprenditore del ramo edile – negli immobili al piano terra già avevano avanzato la proposta di acquisto una farmacia e altre attività e al sesto piano, dove si arriva con un ascensore panoramico, tutto è predisposto per una attività ricettiva, un ristorante».
Invece, tutto è fermo. Bloccato da un braccio di ferro tra amministrazione e impresa immobiliare, fatta di carte bollate, di sentenze del tribunale amministrativo regionale e di udienze in sede penale. La vicenda è nota: ruota tutto intorno a una trasformazione della destinazione d’uso di alcuni locali che da commerciale, qual è – secondo lo spirito che ha portato l’imprenditore Giambra ad affrontare l’investimento – diventa direzionale per poter ospitare una filiale della banca di Fornacette che quegli spazi li acquista in seconda battuta da una società immobiliare. Ma - e qui nasce l’ostacolo – quella destinazione non si poteva fare, secondo la Futura Immobiliare, perché c’erano dei vincoli, prima nel piano particolareggiato che aveva dato via alla lottizzazione e poi negli accordi con l’altra banca la CrVolterra che aveva creduto fin dall’inizio all’investimento.
In tutti questi mesi, La Futura Immobiliare non aveva mai deciso di parlare, di dare la propria versione dei fatti, lasciando che fossero le sentenze – ben tre del Tar - a portare verso la conclusione questo contenzioso. La fatidica goccia che ha fatto traboccare il vaso, è stato un volantino politico che nei giorni scorsi il gruppo del Partito democratico ha diffuso nelle case di tutti i cittadini di Ponsacco, raccontando, dal suo punto di vista come stanno le cose e, “smontando” alcune affermazioni ritenute false.
Giambra, accompagnato dall’avvocato Felice Cecchi e dal legale rappresentante della società, Luigi Bernocchi, ha voluto una platea assai ampia: ha rivolto l’invito ai negozianti, alle forze politiche, di opposizione e di maggioranza, agli operatori immobiliari. Con un unico intento: cercare un modo per non tenere più quel complesso immobiliare vuoto e abbandonato. «Vi racconto quel che mi è capitato – dice Giambra per far capire cosa lo ha spinto a questa esternazione – in questi giorni e mi ha fatto molto male. Un cittadino mi ha fermato e mi ha detto: “passo tutti i giorni da questa strada, ma questo complesso immobiliare neppure lo vedo”. Una struttura fantasma».
Peggio. In paese, dice l’imprenditore, circolano anche voci più brutte: che i lavori sono fermi per il fallimento della Futura («non vero»), che nel sottosuolo c’è acqua («assolutamente falso») che il terreno sottostante è poco stabile e così tutto il palazzo («venite sotto e vedete coi vostri occhi quello che c’è», dice l’avvocato Cecchi). Negozi con ampie vetrine, con spazi enormi. «Qui - dice, appena scese le scale, l’avvocato – ci aveva contatto un pub. E anche una palestra».
Invece è un ampio stanzone vuoto. Come gli altri. «Quando mi hanno chiamato a Ponsacco – spiega Giambra – era perché qui doveva nascere una struttura della Conad. Ebbe le autorizzazioni, ma 2 anni dopo l’apertura della Coop: non era più appetibile e mi proposero un investimento. Adesso, lo ritengo un fallimento, per noi e per la politica locale».
Perché - lo spiegano a turno Giambra e l’avvocato Cecchi – quel progetto lo hanno voluto prima di tutto gli amministratori locali. Doveva far ripartire il motore del commercio locale. «Lo dimostra il fatto che la piazza, che una volta completata andava al Comune – è stata modificata nel corso degli anni, proprio per far fronte alle esigenze dell’amministrazione: doveva avere alberi e arredi, ospitare 24 banchi del mercato. Poi in Comune arrivarono richieste da 101 ambulanti. E modificammo il progetto».
Nel corso dell’incontro, l’imprenditore ripercorre il volantino del Pd rigo per rigo. Ha davanti Barbara Guerrazzi, capogruppo in consiglio del gruppo Ponsacco democratica, che si assume la paternità di quello scritto. Il colpo di teatro, lo fa l’avvocato Cecchi: arriva munito del certificato che attesta che lui è tra i fondatori del Pd. E mostra la tessera di appartenenza al partito. «Non avrei mai accettato un compito che, politicamente mi avrebbe messo contro il Pd», dice a chi li accusa pubblicamente, di essere in combutta con gli esponenti locali della minoranza. Di essere manovrati e di manovrare la politica. «Con loro – spiega Giambra – ho avuto degli incontri, ho fornito anche materiale ufficiale, ma perché erano interessati alla risoluzione di questa vicenda». È proprio questa la motivazione, nascosta ma neppure poi tanto, dell’incontro. L’invito arriva a più riprese: «mettiamoci intorno a un tavolo e troviamo un compromesso». Dall’altra parte, anche se a titolo personale, Barbara Guerrazzi non sembra avere preclusioni o chiusure: che siano partite le prime prove tecniche di dialogo?
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