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Operai strumenti di ricatto nella guerra tra aziende

Operai strumenti di ricatto nella guerra tra aziende

Non si sblocca l’incredibile situazione legata alla “Sottovuoto Due A” Un lavoratore: «Chiediamo solo che ci vengano dati i soldi che sono nostri»

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SANTA CROCE SULL’ARNO. Due società in guerra con i lavoratori nel mezzo, come fossero uno strumento di pressione o di ricatto. Non si vedono sviluppi nella vicenda incredibile della Sottovuoto Due A, la società di Santa Croce che dall’inizio del 2009 aveva preso in locazione l’attività della Due A Srl, in via San Tommaso. Un affitto rinnovato di anno in anno, fino a quando nel 2013, a sorpresa, il contratto non è stato più rinnovato. Così, dopo aver portato avanti l’attività per altri 8 mesi, la Sottovuoto ha dichiarato la cessazione dell’attività al 31 agosto, rimettendo l’immobile, i macchinari e gli stessi dipendenti nelle mani della Due A. Una restituzione, tuttavia, non riconosciuta dalla vecchia proprietà, in virtù degli 8 mesi di attività condotti in assenza di contratto d’affitto. Il risultato è quello di un limbo per i 13 lavoratori, in cui ciascuna delle due società, adesso, imputa all’altra il compito di licenziare i dipendenti e di versare i rispettivi Tfr, tredicesime e ferie, col risultato che dal prossimo mese i lavoratori rischiano di ritrovarsi senza ammortizzatori sociali, e senza poter accedere ai soldi maturali.

All’origine della disputa, in realtà, c’è il fallimento delle trattative per la vendita della Due A alla Sottovuoto. A dirlo è stessa azienda, la Sottovuoto, nella lettera inviata ai lavoratori in risposta alla loro messa a disposizione. La società fa sapere di aver tentato in due occasioni, il 30 agosto e il 20 settembre, sempre senza successo, di riconsegnare l’apparato aziendale nelle mani della Due A, la quale avrebbe ribadito, invece, che i rapporti di lavoro devono continuare ad essere imputati alla Sottovuoto. La guerra fra le due società nasconde in realtà una disputa fra nomi e aziende di un certo peso: soci della Due A, infatti, insieme al legale rappresentante Bruno Morelli, sono le concerie Antiba, Arnella e l’immobiliare Tre.pi; nella Sottovuoto, invece, figurano Fabrizio Atzori e Alessio Sani, figlio di Ademaro Sani della Sottovuoto Mpe. Il sindaco di Santa Croce Osvaldo Ciaponi ha assicurato il proprio impegno per provare a sbloccare una situazione che gli stessi dipendenti definiscono incredibile. «Quando lo raccontiamo in giro, tra gli amici, non ci crede nessuno», dice Ndiaye, senegalese, residente a San Donato e impiegato da 13 anni all’interno dell’azienda. «Chiediamo solo di poter lavorare e di avere soldi che sono nostri – aggiunge –. Ho tre figli di 7, 3 e 2 anni. Se non trovano un accordo in fretta andremo a dormire sotto casa di questi signori».(g.p.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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