Finanza
«La piazza? Il Comune può prenderla subito»
La Futura lancia la proposta di un incontro, il capogruppo Pd apre uno spiraglio: «Se ne può parlare»
PONSACCO. «La piazza? È del Comune. Se ci ordinano di liberarla, togliamo le transenne già dal pomeriggio. Se è chiusa è perché ci sono dei pericoli da circoscrivere. Ma nessuno nega che quello spazio sia dell’amministrazione comunale. Ci sono dei lavori che restano da quantificare in termini economici: è un aspetto secondario».
È la prima apertura. Arriva dalla Futura Immobiliare. Ed è indirizzata alla politica locale («non ce l’abbiamo con il sindaco, siamo dispiaciuti per la sua situazione, non l’abbiamo creata noi»). La mette sul tavolo l’avvocato Felice Cecchi, che cura gli interessi della società amministrata da Giuseppe Giambra. Insieme, i due, ripercorrono tutte le tappe giudiziarie e civili del contenzioso che vede, nei prossimi giorni alcuni appuntamenti: il 1° ottobre l’udienza davanti al Gup che dovrà decidere se rinviare a giudizio il sindaco di Ponsacco Alessandro Cicarelli e 2 suoi tecnici (D’Auria e Turini), per la vicenda del cambio di destinazione d’uso.
«C’è anche – dicono Cecchi e Giambra – un altro aspetto: il 19 dicembre c’è una udienza per un secondo procedimento penale, nei confronti del direttore generale della banca di Fornacette Mauro Benigni e Bruno Nardini (amministratore Sigest). Chiama in causa, anche il sindaco e i tecnici del Comune: sicuramente i due filoni saranno accorpati in uno solo che finirà davanti al giudice a fine anno».
Ripercorrono anche le tappe dei lavori, dei progetti, delle regole che sarebbero state cambiate illegittimamente («un piano particolareggiato necessita di un iter complesso per un cambio di destinazione d’uso», dicono). Quindi la Dia e la Scia, strumenti urbanistici usati per permettere l’insediamento in quel complesso immobiliare della banca di Fornacette, a due passi dalla filale della Cassa di risparmi odi Volterra, non possono bastare. «Lo hanno sottolineato tre sentenze del Tar – dicono – e adesso anche i tecnici del Comune l’hanno capito, tanto che sono state emesse delibere per annullarle».
È tutta in questo meccanismo vizioso il braccio di ferro. Ma c’è la volontà di andare oltre. «Qui ho investito tre milioni di euro», dice Giambra. Quasi 450mila sono andati in parcelle per avvocati. E le case e i negozi di via Rospicciano e viale Togliatti restano vuote: solo 6 alloggi su oltre 50 sono stati venduti; meno di una dozzina assegnati in affitto. Anche gli immobili della Fornacette sono vuoti: la banca ha aperto una filiale di fronte. «Abbiamo un accordo con la Cassa di Volterra – svela Giambra – che agli acquirenti finanzierà mutui che coprono il 100%. E, nel contempo toglie l’ipoteca che ha voluto sull’intero immobile, sul quale ha investito 5 milioni di euro».
Interviene la capogruppo del Pd Barbara Guerrazzi. Difende il volantino, sottolinea la “guerra” fatta - in consiglio dalle opposizioni, sulla stampa - nei confronti del sindaco («che non è ancora rinvito a giudizio», dice). Difende l’operato dei tecnici, più volte discusso nei consiglio comunali. Poi l’apertura: «Tutto questo non ha giovato a nessuno. Rischia di essere un meccanismo autodistruttivo. Io, ad esempio, non ero mai venuta qui. Un ragionamento si può fare, tenendo ferme le sentenze». Sembra aperta una strada, caldeggiata anche dagli interventi di chi assiste, per quasi due ore, alla ricostruzione di questa storia: Panicucci, il commerciante, Forti, il politico dell’opposizione; Simonelli che in quella struttura ci ha creduto e investito. Ora la parola passa ad altri: ai giudici, ma soprattutto ai protagonisti diretti, che hanno il compito di uscire da un impasse.(e.ch.)
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