Sicurezza
Il faro torna nella Rocca, ma spento
Cinque consiglieri di maggioranza mettono alle strette il sindaco. «Un segno di apologia della guerra e dei suoi valori»
SAN MINIATO. Il faro votivo tornerà domenica mattina all’interno della Rocca, rigorosamente spento, ma con alle spalle una frattura evidente fra la giunta e una parte della maggioranza. «Una scelta condivisa all’interno del gruppo consiliare», ha affermato ieri in consiglio comunale il sindaco Vittorio Gabbanini, motivando le ragioni di una scelta che tuttavia sembra gradita solo in parte fra i banchi del Pd. Una scelta, ad ogni modo, che va chiudere con un compromesso una polemica antica per San Miniato, dai contorni spesso ideologici, nata intorno alla proposta di collocare sulla sommità della Rocca la copia del precedente faro tricolore installato nel 1928, andato distrutto insieme alla torre nel 1944. Dopo i tanti no delle varie amministrazioni che si sono succedute nel dopoguerra, la questione è tornata d’attualità negli ultimi anni con la nascita di un apposito comitato con tanto di raccolta firme.
Questione approdata nel giugno 2012 in un consiglio comunale aperto, che aveva votato a maggioranza una mozione che escludeva la possibilità di un ritorno del faro in cima alla Rocca (e tantomeno una sua riaccensione), ma che allo stesso tempo lasciava aperta la porta a possibili collocazioni alternative. «Perché vogliamo rispettare le firme dei cittadini», aveva detto all’epoca Gabbanini. Negli ultimi mesi la svolta, con la notizia del ritorno del faro non più sulla cima della torre ma al suo interno, in una teca, al termine di una cerimonia fissata per questa domenica. Notizia che a quanto pare ha spiazzato i consiglieri di maggioranza. Così, nella seduta di ieri, cinque consiglieri Pd (il capogruppo Simone Giglioli insieme a Francesco Lupi, Veronica Bagni, Marzia Bartoli e Filippo Malatesti), hanno presentato un’apposita “domanda d’attualità” per chiedere conferma della notizia, sottolineando però che «il faro non può essere considerato patrimonio storico della città – si legge – né investito di particolare valore affettivo, posizionato dal regime fascista non tanto quale omaggio alle vittime italiane di tutti i conflitti, ma piuttosto come strumento di retorica, se non di apologia della guerra e dei suoi valori». Pertanto, si interrogava il sindaco sulla coerenza di tale scelta con la mozione approvata un anno fa. Sintetica la risposta del primo cittadino: «Il faro – ha spiegato – sarà collocato all’interno del sistema museale e più precisamente al secondo piano della torre di Federico. L’ipotesi fu valutata all’interno del gruppo consiliare che si era espresso favorevolmente su tale posizione. A fianco del faro sarà posizionata una descrizione». «La collocazione museale è in linea con la mozione – ha risposto Simone Giglioli – ma crediamo sia giusto fissare alcuni punti: innanzitutto che non ci sia alcuna accensione del faro sulla Rocca, che la targa illustrativa sia realizzata dal Comune e che contenga un chiaro riferimento al fascismo, per evitare di fornire ai visitatori un’informazione parziale». Polemiche che hanno costretto il comitato a rinunciare all’accensione del faro sul prato della Rocca, inizialmente fissata per domani.
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