Il Tirreno

Pontedera

«Io nel campo di rifugiati siriani»

«Io nel campo di rifugiati siriani»

Henneman in aiuto alla crisi umanitaria: questo è l’incubo che vive la gente

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VOLTERRA. Tremila persone circa intorno a lei. Tutti accampati nelle tende: ci sono quaranta gradi, manca acqua, luce, elettricità in quella terra dove tanti giovani paralizzati aspettano aiuti che forse non arriveranno mai. E altrettanti bambini sperano in un presente di salvezza prima, per poter pensare a un futuro. Anche questa volta Annet Henneman è in prima linea ad Arbat: è un campo di rifugiati siriani nel Kurdistan iraqueno. La madrina del Teatro di Nascosto vola da Volterra nella culla della crisi umanitaria innescata dalla guerra in Siria. «Solo a raccontare quello che sto vivendo mi viene da piangere», racconta via telefono. È l’unico mezzo di comunicazione che ha nel campo.

«Sono ospite da una donna qua, è vedova: suo marito è stato picchiato a morte perché era un tifoso della squadra di calcio curda a Qamisle e voleva riparare alcune cose dentro lo stadio». I racconti dei conflitti armati sono all’ordine del giorno. Quello di Hamsa resta nella mente: era un bambino. Un venerdì di 2 anni fa non tornò più a casa: un mese dopo fece ritorno con proiettili nel braccio destro e sinistro, nell’addome, il suo corpo era pieno di lividi e il collo rotto. «Accanto a tutto questo mi hanno raccontato che tornò mutilato delle sue parti intime: è diventato parte della memoria di tanti siriani», dice Henneman. Al campo si beve tè: giorno dopo giorno passa a far visita a tutte le tende. All’interno di una c’è Rajbar: «Quando entro lui è sdraiato con la busta per il catetere, era parte dell’armata di Assad, voleva scappare ma rischiava la morte se lo faceva: un giorno l’ha fatto, gli hanno sparato e adesso lui è paralizzato dalla vita in giù». Henneman ascolta, racconta, prova a rendersi utile facendo sapere al mondo quella realtà da incubo: «Il giovane sogna un portatile con internet per avere un contatto col mondo, sogna di camminare, essere curato ma non è possibile qua: potrebbe essere operato in Europa ma non ha passaporto come tanti curdi in Siria».

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