Il dolore
Unanime la condanna per i Bachini
Caso Lorbac: a mezzanotte il consiglio comunale si compatta. Da salvaguardare la destinazione urbanistica dell’immobile
CASTELFRANCO DI SOTTO. È una condanna unanime quella che esce dal consiglio comunale di Castelfranco intorno alla mezzanotte, fra gli applausi dei dipendenti, dopo oltre due ore e mezzo di discussione sul caso Lorbac. Approvato all’unanimità, nella seduta straordinaria di lunedì sera, un documento che fissa alcuni punti fermi sulla vicenda. La vicinanza ai lavoratori innanzitutto, unita all’impegno istituzionale per garantirne il sostegno economico ricercando al contempo un nuovo proprietario per l’azienda, passando poi per la salvaguardia della destinazione produttiva dell’immobile, «contro ogni eventuale richiesta – si legge – che possa portare a speculazioni, fino alla condanna contro la linea di condotta della famiglia Bachini. Una «condanna – recita il documento – contro la modalità con cui si è giunti alla comunicazione di cessazione dell’attività, con un percorso che ha escluso la possibilità di confronto con le organizzazioni sindacali, esprimendo con essa anche una forma di rispetto ai tanti imprenditori che si impegnano quotidianamente per superare le difficoltà, dando attuazione concreta al principio di responsabilità sociale». È questo il passaggio che per buona parte della serata divide maggioranza e opposizione. «La condanna deve essere forte – afferma in apertura il vicesindaco Gabriele Toti – contro una proprietà che ha deliberato la chiusura il 9 agosto, alla vigilia delle ferie, dopo aver negato fino all’ultimo giorno questa possibilità. Sono passati più di 20 giorni, inoltre, da quando ho scritto una lettera a Loriano Bachini, presidente del consiglio d’amministrazione del Lorbac, ma ancora non ho avuto alcuna risposta».
Dai banchi del Pdl, però, arriva la richiesta di una posizione più morbida: «Perché “condanna” è una parola pesante – dice Stefano Taglialagamba – dato che ancora non conosciamo il pensiero della famiglia Bachini». «È chiaro che la modalità di comunicazione è da condannare – precisa il capogruppo Giuseppe Calò – ma si potrebbero trovare tante altre forme diverse per dirlo». «Se rivedere il documento significa addolcire la condanna noi non ci stiamo – ribatte Federico Grossi dai banchi del Pd –. Un tempo di fronte a una situazione del genere sarebbe scesa in piazza tutta Castelfranco. Dobbiamo contrastare quell’individualismo che abbiamo respirato facendo volantinaggio tra la gente». «Non possiamo accettare discussioni semantiche – aggiunge Giulio Nardinelli (Pd) – . Da questo consiglio si esce forti e convinti, non tiepidi». A riallacciare un ponte tra le parti è il consigliere Pdl Giulio Ruglioni, «perché su questo problema – dice – non devono esserci contrapposizioni. È necessario arrivare a una posizione unanime». Parole condivise anche dal capogruppo di “Sicurezza e Trasparenza” Paolo Costagli, che sottolinea, però, l’esistenza di «un gap evidente tra le generazioni imprenditoriali del nostro territorio». Durissima, a questo proposito, la condanna del socialista ed ex sindaco Rosario Casillo: «Perché non dobbiamo stupirci – esordisce –: la classe imprenditoriale castelfranchese è questa. Ha portato lavoro e ricchezza ma ha sempre vissuto al di sopra del contesto, senza la volontà di promuovere un marchio del territorio. Appena il vento ha iniziato a soffiare più forte, o ha delocalizzato o ha chiuso. E adesso il comparto calzaturiero rischia l’estinzione». Per rispondere al dramma sociale dei lavoratori, poi, Casillo ha suggerito alla giunta «di stanziare risorse rinunciando a qualcosa», e ha ribadito la necessità, condivisa nel documento, di difendere la destinazione produttiva dell’immobile di via Solferino, «per evitare possibili speculazioni». Prima del voto l’appello di Domenico Contino della Cgil, che riesce a limare le diffidenze del Pdl spiegando che «la condanna, in questo caso, serve proprio a marcare una differenza tra un certo tipo di comportamento e quello di tanti imprenditori seri». Alla fine, il voto all'unanimità fa scattare l'applauso dei lavoratori arrivati in consiglio.
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