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Il teatro di Buti lasciato a secco dalla Regione

Il teatro di Buti lasciato a secco dalla Regione

«Non ci danno i contributi per una valutazione della qualità La commissione non è mai venuta a vedere uno spettacolo»

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BUTI. Dura la vita per il teatro, quando i soldi in cassa sono sempre meno e si vorrebbe invece arricchire l’offerta culturale. Far quadrare i conti con le performance di attori e compagnie ogni anno diventa un’impresa. Ma se vengono a mancare anche i finanziamenti regionali allora è davvero impossibile. È il caso del Teatro Francesco Di Bartolo a Buti, che per i prossimi 3 anni non riceverà contributi dalla Regione Toscana. Nella graduatoria compilata da Firenze il gioiellino di via fratelli Disperati occupa gli ultimi posti. I rubinetti sono aperti solo per il contributo destinato alle “residenze artistiche”, che garantisce al Teatro Di Bartolo 4mila euro per questa stagione (iniziata ieri sera con la rassegna “Piccoli fuochi”) e circa 24mila per l’anno prossimo. Ma le perdite sono più sostanziose. E vengono quantificate intorno ai 50mila euro. Linfa vitale per una realtà come Buti, sempre in grado di offrire un programma ricco e variegato. E proprio questo paradosso non va giù al direttore artistico Dario Marconcini. «La situazione è surreale: il nostro teatro non rientra nel piano dei contributi per un calcolo che si basa soprattutto sul parametro della qualità – spiega – ma come si fa a dire una cosa del genere? È chiaro che i membri della commissione non sono mai venuti a vedere uno spettacolo a Buti, che è sempre stato un punto di riferimento in Toscana e anche nel panorama nazionale». Marconcini è amareggiato per il taglio che comporterà un drastico ridimensionamento dell’attività. «Perderemo più del 50% in termini di contributi e questo ci impedirà davvero di portare produttori e compagnie di un certo livello. Senza contare che anche la collaborazione con la Fondazione Pontedera Teatro è saltata. Tra di noi rimane un bel rapporto, ma non ci possono più sostenere economicamente». La produzione andrà comunque avanti. «Anche se dovremo praticare una sorta di “teatro off”, puntando solo su compagnie giovanissime per contenere al massimo i costi. Intanto siamo partiti con i “Piccolo fuochi”, ma il programma è per forza ridimensionato». La polemica è anche sui criteri di ripartizione dei contributi regionali. «In questo modo si condannano i teatri che cercano di fare economia – dice Marconcini - mentre si salvano altre realtà profondamente indebitate, che vengono risanate dalle pubbliche amministrazioni. I mancati contributi a causa della qualità poi non li accetto proprio. Basta scorrere i programmi delle ultime stagioni per farsi un’idea». Il Teatro Di Bartolo è conosciuto in tutto il mondo grazie ai lavori del regista francese Jean Marie Straub. «Con lui siamo saliti su palcoscenici prestigiosi, come i festival di Venezia, Vienna e Locarno. Ma da qui sono partiti tanti nomi del teatro e del cinema italiano come Pippo Del Bono, Emma Danti, Tony Servillo, Filippo Timi e molti altri»

Lorenzo Lazzerini

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