Il Tirreno

Pontedera

L’allarme di chi vive lungo l’Usciana

di Giacomo Pelfer

Castelfranco di Sotto, un residente: «Tante famiglie utilizzano l’acqua del canale a fini agricoli»

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CASTELFRANCO DI SOTTO. Non c’è traccia di stupore nelle parole di chi vive a pochi passi dall’Usciana. Preoccupazione, quella sì, ma nessuna sorpresa per i presunti sversamenti, da almeno 10 anni, di reflui non completamente trattati. Eppure, se i fatti risultassero confermati, c’è da chiedersi quale sia la portata del danno ambientale per l’Usciana e per il suo ecosistema, nonché per le falde e i terreni circostanti, molto spesso irrigati con gli attingimenti d’acqua dal canale.

Dalle indagini risultano 5 milioni di metri cubi di liquami, dal 2006 a oggi, non depurati o trattati solo in parte. Si torna così a parlare delle condizioni ambientali del canale, delle chiazze in superficie che diversi cittadini raccontano di aver segnalato negli anni. E poi l’incredibile moria di pesci nell’agosto 2012 tra Castelfranco e Ponticelli, che insieme a costi di depurazione troppo bassi avevano insospettito la Guardia di finanza dando il via alle indagini.

All’epoca, dopo una serie di segnalazioni che avevano sollevato il sospetto di possibili sversamenti, le indagini dell’Arpat avevano individuato la causa principale nell’elevata siccità, che aveva ridotto il livello di portata delle acque e quindi la concentrazione di ossigeno al di sotto del livello minimo vitale. Ad oggi la correlazione tra quella distesa di carcasse e l’indagine in corso è tutta da dimostrare, ma gli interrogativi e le preoccupazioni non mancano. «Un paio di volte nell’ultimo anno abbiamo segnalato la presenza di chiazze oleose in superficie – dice Daniele Costagli, residente in via Piè di Monte, a Castelfranco, a pochi passi dal canale –. Un anno fa erano state riscontrate anche maleodoranze in prossimità dei ponti. Non a caso l’Arpat ha considerato questa zona come meritevole di particolare attenzione. Ci sono tante famiglie qui che utilizzano l’acqua di Usciana a fini agricoli».

Si dice preoccupato «e anche tanto», Michele Calò, proprietario di un terreno a ridosso dell’argine del canale. «Perché dopo tutti questi anni – sostiene –, certe sostanze ormai sono state assorbite nel terreno anche per centinaia di metri di profondità». «Da alcuni anni il fiume è cambiato – racconta Raffaele Marra –. Si vedono pesci abituati a stare sul fondale che invece restano in superfice in cerca d’ossigeno, e non solo d’estate».

E c’è anche chi non si fida più a coltivare quei terreni, come Giovanni Policano. «Ci sono giorni in cui l’acqua è rossa e puzzolente – afferma –. Ma il problema non è solo l’Usciana: in questi terreni gli ortaggi non crescono più come una volta. Tutta la fascia da Fucecchio a Ponticelli è così. Ci sono vecchi contadini che lavorano ancora la terra, ma qui l’agricoltura sta morendo. Anche i tumori non fanno più notizia: c’è almeno un caso in ogni famiglia, e secondo me è tutta colpa di quello che mangiamo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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