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Pontedera

tribunale accorpato

Dimissioni in blocco dei consiglieri l’idea per non chiudere la protesta

di Manolo Morandini
Dimissioni in blocco dei consiglieri l’idea per non chiudere la protesta

di Manolo Morandini PONTEDERA Il clamore di un gesto per dare voce alle richieste del territorio che non vuole rinunciare alla sede distaccata del tribunale di Pisa. È quello a cui invita Vincenzo...

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di Manolo Morandini

PONTEDERA

Il clamore di un gesto per dare voce alle richieste del territorio che non vuole rinunciare alla sede distaccata del tribunale di Pisa. È quello a cui invita Vincenzo Carnì, il consigliere dell’Unione dei Comuni della Valdera e responsabile organizzativo della lista civica Riformisti per Ponsacco. «Diamo tutti quanti le dimissioni come consiglieri dell’Unione e come consiglieri dei Comuni in tutta la Valdera e rimettiamo i nostri mandati nelle mani del ministro di Grazia e giustizia, del ministro dell’Interno e del presidente del Consiglio». Che aggiunge: «Le forme di protesta escogitate fino ad oggi sono state lodevoli, ma non hanno portato a niente. Le dimissioni rappresentano un tentativo per rivalutare l’importanza di una amministrazione giudiziaria vicina ai cittadini e diffusa sul territorio».

A riforma e trasloco del personale di giustizia già avvenuti l’opposizione prova ad alzare il tiro e se la prende con «le “lacrime di coccodrillo” di questa sinistra». Sollecitando «un’azione più incisiva per bloccare quanto prima una riforma “sciagurata”».

Gli effetti dell’accorpamento della sezione distaccata alla sede centrale di Pisa in questi giorni si misurano in scrivanie prive di telefoni e computer per i dipendenti della cancelleria e faldoni dei processi ancora custoditi a Pontedera, nell’ex sede di Palazzo dell’Orologio.

«Diamo una svolta, un segnale concreto e tangibile per riportare il tribunale a Pontedera perché ormai sono sotto gli occhi di tutti i disagi organizzativi e di efficienza insorti in seguito all’accorpamento», sostiene Carnì, che non teme il vuoto amministrativo che seguirebbe alle dimissioni in blocco dei consiglieri comunali. Che conclude: «Disagi del personale amministrativo, dei giudici, degli avvocati e soprattutto dei cittadini, con il rischio di incorrere in un ulteriore abbassamento della qualità e dell’efficienza della giustizia. Nessuno mette in discussione l’esigenza di ridurre i costi, ma attuare una riforma che di fatto fa lievitare la spesa contravvenendo ai principi ispiratori della riforma stessa è un segno di “miopia” politica che tutti quanti stiamo subendo passivamente».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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