Sicurezza
Calcio, i genitori non pagano le quote e i figli restano a casa
Un sms della società Cascina-Valdera anima la protesta «Chiediamo scusa per la forma ma non erano in regola»
CASCINA. «Si prega di saldare l’iscrizione al Cascina Valdera, altrimenti il ragazzo non verrà convocato». Questo è il testo del messaggio che ha fatto squillare il cellulare dei genitori di tre bambini nati nel 2002, militanti nelle giovanili del Cascina Valdera. Un avviso al pagamento, una sollecitazione che ha indignato i diretti interessati ed ha scatenato una lunga scia di proteste. «I bambini non devono essere chiamati in causa in nessun caso, il gesto della società è vergognoso» ha dichiarato un genitore risentito. La quota richiesta dalla società calcistica all’inizio della stagione non è cosa nuova: cento euro versati a settembre e gli altri 200 a dicembre.
I soldi ricavati dall’iscrizione per i bambini vengono poi utilizzati per garantire ai baby atleti attrezzature ed abbigliamento sportivo. L’avviso via sms e quella promessa di lasciar fuori il ragazzo hanno colto di sorpresa le famiglie, che nonostante fossero realmente indietro con i pagamenti, mai si sarebbero aspettate una comunicazione così diretta. «Siamo consapevoli che la retta richiesta è fondamentale per le casse della società, non era nelle nostre intenzioni mancare al saldo del conto. Detto questo ci sono dei limiti che non vanno superati, nemmeno quando si parla di soldi. Il limite in questione – dicono quasi in coro padri e madri dei ragazzi- è rappresentato dal rispetto verso creature di 11 anni, che nemmeno conoscono le dinamiche economiche». Dalle proteste alle vie di fatto il passo è stato breve, dato che già due famiglie su tre hanno rilevato i propri figli dalla società per farli giocare in un’altra squadra.
Giovanni Cei, segretario del Cascina Valdera, spiega che «l’invio di quel tipo di messaggio è stato un errore di forma. Non era intenzione mia e nemmeno della società quella di ledere in qualche modo i bambini». In merito alla mancata consegna della quota annuale, il segretario Cei precisa: «I genitori non sono nuovi ad un ritardo nei pagamenti. Sono stati sollecitati più volte anche nella passata stagione. Contiamo 105 ragazzi e tutti pagano, si rischia di mancare di rispetto verso coloro che pareggiano il saldo entro il tempo richiesto». Da una parte una società, come tante in questo periodo, che fa affidamento immediato sui propri iscritti e dall’altra un gruppo di genitori delusi, dal momento che sono stati messi di mezzo i loro figli. Insomma, al centro della questione che ha animato la sede del settore giovanile del Cascina Valdera negli ultimi giorni, ci sarebbe un errore formale. La società ha fatto in modo che a rispondere del gesto fosse il segretario, reale artefice dell’iniziativa. Nessun genitore, quindi, dovrà spiegare a suo figlio che la domenica non giocherà a causa di un ritardo nel pagamento, e non per colpa di un infortunio o una squalifica. Infine, dalle parole di Giovanni Cei, le scuse definitive: «Mi scuso con le famiglie per i toni poco eleganti scelti nella comunicazione. Avrei dovuto pesare meglio le parole e non far sentire offeso nessuno. Due ragazzi se ne sono andati e mi dispiace, ma quello che voglio far presente in maniera chiara è che non ho mai pensato in nessun modo di mettere in mezzo dei piccoli calciatori per una questione tra la società ed i loro genitori».
Tommaso Silvi
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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