Finanza
Toni: «Amarezza per una vicenda squallida»
L’impianto è di proprietà del Comune. Il sindaco Toni: «Nessuna responsabilità da parte nostra»
FUCECCHIO. «Provo delusione e amarezza per una vicenda squallida». La notizia del sequestro di terreni, immobili e conti correnti, accompagnato dalla richiesta di rinvio a giudizio per gli ex vertici e per due dipendenti del Consorzio conciatori che gestiva l’impianto di Ponte a Cappiano per conto del Comune non arriva come un fulmine a ciel sereno per il sindaco Claudio Toni. D’altra parte l’inchiesta della guardia di finanza scattata nello scorso ottobre aveva portato alle dimissioni di Banti e Brotini, sostituiti rispettivamente da Valerio Testai (che ieri era impegnato in azienda e non ha potuto rilasciare dichiarazioni) e Nicola Andreaini. E aveva spinto il Comune di Fucecchio ad accelerare quanto previsto dal Tubone (progetto da 160 milioni di euro che promette di rivoluzionare il sistema della depurazione, convogliando nei tre impianti del Valdarno tutti gli scarichi della Valdinievole e dell’Empolese) con l’impianto di Ponte a Cappiano trasformato in una stazione di transito: le acque in arrivo dalle consorziate che confluiscono nell’impianto di Santa Croce sull’Arno, attraverso il “Tubino” che convoglia in località Cerri anche buona parte degli scarichi civili di Fucecchio.
Un’operazione che si è conclusa nello scorso mese di febbraio, con buona parte dei diciotto dipendenti licenziati dal Consorzio (esclusi gli indagati)che sono stati riassorbiti da Aquarno e dalle concerte della zona. «Il Comune – sottolinea Toni – non ha nulla a che vedere con questa faccenda. Noi siamo proprietari dell’impianto: chi lo gestiva, se ha commesso degli errori se ne assumerà la responsabilità».
I membri del Consorzio costituito nel 1979 avevano costruito l’impianto di depurazione centralizzato per il trattamento delle acque reflue derivanti dalle consorziate, con l’obiettivo di abbattere l’inquinamento. Per accedere ai finanziamenti, che lo Stato concede solo agli enti pubblici, il Consorzio aveva poi successivamente donato al Comune l’impianto di via del Castellare.
«Se qualcuno – tuona il sindaco – ha veramente gestito il depuratore come emerge dalla ricostruzione della Finanza, sarebbe gravissimo: con una condotta del genere si mette a rischio l’intero sistema conciario del nostro territorio, con quaranta aziende consorziate per un totale di mille dipendenti: senza il passaggio in breve tempo ad Aquarno le conseguenze sarebbero state disastrose anche sul piano occupazionale. Per non parlare dei rischi per la salute dei cittadini».
Il sindaco Toni prova a guardare avanti: «In questo momento sono in corso le operazioni di bonifica e messa in sicurezza delle parti dell’impianto che non vengono utilizzate per il pre-trattamento. Dovranno essere disponibili e funzionanti – come prevede l’accordo di programma – al momento in cui dovranno iniziare gli interventi per la trasformazione in un centro per l’affinamento dei reflui domestici provenienti dalla Valdinievole e per la produzione dell’acqua reflua depurata da riutilizzarsi nei processi produttivi conciari. Un investimento che spetta agli imprenditori».
Francesco Turchi
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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