Proteste
«Le analisi visionate e poi modificate per anni»
Un’impiegata ha raccontato come venivano falsificati gli esami dei liquami che il depuratore non avrebbe potuto accettare perché troppo tossici
FUCECCHIO. Sequestrati dalla finanza beni per oltre 18 milioni di euro al Consorzio Conciatori di Fucecchio, tra terreni, immobili e conti correnti. Il provvedimento, disposto dal gip di Firenze su richiesta del pm Tommaso Coletta, è finalizzato alla confisca dell’equivalente dei guadagni ottenuti illecitamente dal consorzio nella gestione del depuratore comunale di Fucecchio. Per gli ex vertici del consorzio, il presidente Massimo Banti, il direttore generale tecnico Claudio Brotini, e due dipendenti, il capo impianto Marco Bocelli e il responsabile della manutenzione Guido Morelli, tutti dimessisi dopo le perquisizioni delle fiamme gialle lo scorso ottobre, è stato chiesto il rinvio a giudizio. Per gli uomini della guardia di finanza della compagnia di Empoli, diretti dal capitano Francesco Parodi, hanno smaltito abusivamente riversandoli nel canale Usciana, senza depurarli per abbattere i costi, oltre 5 milioni di metri cubi di liquami a partire dal 2006. Il tutto avveniva con la collaborazione, o comunque col tacito consenso, di alcuni dipendenti, al momento non indagati. Così un’impiegata racconta agli investigatori come venivano falsificati gli esami dei liquami che arrivavano da aziende esterne al consorzio, che il depuratore non avrebbe potuto accettare poiché troppo tossici rispetto a quelli che era autorizzato a trattare: «I dati relativi alle analisi effettuate in ingresso mi vengono comunicati dal laboratorio analisi (interno al depuratore, ndr) che materialmente ha provveduto a effettuarle. Successivamente le pongo in visione al direttore che dopo averli visionati apporta le modifiche in termini di valori e mi chiede di restituirle al laboratorio che a sua volta me le restituisce con le modifiche». Tutto per aumentare i profitti attraverso lavoro extra. Una pratica che andava avanti forse da prima del 2006, «da 10 o 12 anni» come ammesso da uno degli indagati. Il 70% dei flussi dei liquami veniva scaricato direttamente nel canale Usciana e poi in Arno. Per abbattere i costi di gestione, veniva depurato solo il 30%. Entrambi i dipendenti indagati lo hanno ammesso quando sono stati sentiti dalle fiamme gialle nel corso della perquisizione dello scorso ottobre negli uffici del consorzio, durata ben 14 ore, dalle 8 del mattino alle 10 di sera. «Era stata impostata sul sistema di supervisione la separazione dei flussi da inviare allo scarico – afferma uno dei due -, in modo che un’aliquota della portata della lavorazione fosse sottoposta al trattamento chimico fisico di depurazione». In apparenza era tutto in regola, ma in realtà il consorzio delle aziende del distretto conciario di Fucecchio da anni inquinava l’Arno e le terre della zona. Il tasso massimo di inquinanti da smaltire veniva superato ogni giorno. «Le indagini – scrive il gip Fabio Frangini nel decreto di sequestro preventivo-, hanno permesso di appurare che i valori soglia di cloruri, solfati, azoto, nitroso e azoto nitrico erano superati».
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