Il Tirreno

Pontedera

«Tuteliamoci affittando i fondi a noi italiani»

di Francesca Suggi
«Tuteliamoci affittando i fondi a noi italiani»

Proprietari di locali sfitti, c’è chi si sbilancia: economia locale da salvaguardare. Per altri: «Bene tutti, basta che paghino»

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PONTEDERA. A colpi di prezzi che si abbattono, ma pure a suon di appelli. È sempre la concorrenza straniera, soprattutto quella cinese, a far paura a tanti commercianti della città. Ne sa qualcosa Maria Giovanna Nardi, sarta pontederese di via Montanara che da qualche mese sta combattendo contro il listino del nuovo negozio di tagli e cuci del Dragone.

La storica commerciante è anche proprietaria di un fondo in corso Matteotti, nel cuore della città: è proprio da lei che si leva uno sfogo-appello ai “suoi” colleghi che affittano locali.

«A fine anno dovrà ri affittare il fondo e sicuramente non permetterò che siano cinesi a prenderlo, ovviamente non è un pensiero razzista il mio, ma di tutela dell’economia locale», dice. Nardi è contro l’imbarbarimento del Made in Italy. Non le piace l’idea che i centri delle città perdano l’arte degli artigiani italiani, a vantaggio di quella straniera.

«Capisco che oggi giorno anche per chi possiede un fondo, l’importante e farlo rendere: magari, potendo scegliere, sarebbe meglio salvaguardare il commercio e le idee nostrane», continua.

La sua sartoria italiana da qualche mese si trova a combattere contro i prezzi imbattibili della concorrenza cinese, poco più avanti.

Il suo appello è frutto di quella che lei chiama “concorrenza spietata” che, ogni giorno, vive sulla propria pelle. Davanti a lei, sempre in via Montanara, il fondo dove c’era l’ex negozio di musica Nardi è in cerca di qualcuno che investa. «Non ho problemi ad affittarlo agli stranieri, tantomeno ai cinesi: oggi sono gli unici quasi che pagano regolarmente. Chi viene basta che sia referenziato, qualunque nazionalità esso sia», dice la sua il proprietario.

«Meglio sicuramente a un italiano, per tutelare la nostra economia, ma oggi giorno e lo dico per esperienza, soprattutto i cinesi sono i più precisi nei pagamenti», si aggiunge al coro Stefanella Innocenti. Il suo fondo è in via Palestro e da anni ha esperienza negli affitti.

Allo stesso modo Fabrizio Pasquinucci, nel suo locale in via Rossini, non ha problemi di nazionalità. «Per me italiani e stranieri sono uguali, l’importante è che siano referenziati per dare una garanzia rispetto al pagamento. D’altra parte se il fondo resta sfitto diventa un costo, non possiamo permetterci di scegliere». In via Roma, invece, nella giungla di cartelli “affittasi” c’è anche il fondo di Giovanna. Lei ha avuto una brutta esperienza con locatari proprio Made in Italy. «Oggi i cinesi nell’ambito del commercio sono gli unici che arrivano con i soldi e che sono puntuali con i pagamenti», sottolinea riferendosi all’economia del Dragone che sempre più sta prendendo piede in città. E sugli italiani: «Posso dire che ho avuto un’esperienza pessima con italiani che non mi pagavano e la crisi non c’entra», ribadisce categorica. «Lo dico – e va nei dettagli – perché prima di mandarli via ho abbassato loro l’affitto, per cercare di andare incontro alle esigenze che mi manifestavano, ma alla fine non mi hanno pagato ugualmente. Ben vengano i cinesi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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