Il Tirreno

Pontedera

A piedi, per 6 chilometri, contro la mafia

A piedi, per 6 chilometri, contro la mafia

Tanta gente in corteo, accanto a Giovanni, il fratello di Peppino Impastato, per combattere contro tutte le ingiustizie

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PONTEDERA. Alla partenza, da via Peppino Impastato, nella zona dello Scolmatore, sono arrivati in tanti. Alla spicciolata, ma lentamente, il piazzale davanti alla chiesa e agli impianti sportivi si è riempita di gente e di bandiere colorate: quelle dalla pace, di Libera, le fasce tricolori che i sindaci e gli esponenti degli altri Comuni che hanno aderito indossavano.

E poi c’era lui, Giovanni Impastato, fratello di Peppino. Ospite di questa lunga giornata, iniziata allo Scolmatore e conclusa a La Rotta. Sei chilometri di passeggiata, tante tappe e un solo ideale: combattere e contrastare le mafie. Onorare la memoria delle vittime. Lo ha sottolineato bene il sindaco di Pontedera Simone Millozzi, quando ha salutato, alla partenza, le centinaia di persone - di ogni età, ogni ceto sociale - che si sono date appuntamento allo Scolmatore: «La presenza di noi tutti, qui, è il segnale dell’attenzione di una comunità nei confronti dei temi della legalità». Citando prima Caponnetto, poi Falcone e Borsellino, il sindaco ha esortato i suoi concittadini a «Non aver paura di pensare di esprimere le proprie idee. Dobbiamo essere partigiani di questa nuova resistenza. Difensori, dei valori e degli ideali. Legalità vuol dire rispettare le regole del vivere civile. Avere sempre fame di giustizia». E poi ha avvertito che «oggi non siamo immuni, nessuno, a infiltrazioni da parte della malavita. La crisi e la stretta creditizia possono dare sponda a questi fenomeni. Per questo non dobbiamo abbassare la guardia. Occorre partire dalla scuola: è il luogo ideale per avviare la nostra battaglia contro la mafia che ritengo una mentalità, un modo di essere, più che un fenomeno».

Per contrastare la malavita occorre «una bonifica sociale – conclude Millozzi – un’azione di tutto il territorio, il lavoro di tutti. Con i nostri comportamenti. Ma serve anche più sviluppo, più' lavoro, più occupazione». Prima lui, poi l’assessore provinciale Gabriele Santoni hanno sottolineato come la vicenda di Suvignano (la tenuta sottratta alla mafia e che stava per finire all’asta) sia emblematica «Domenica scorsa ci siamo mobilitati, per Suvignano: è servito a far cambiare idea». Santoni, ha parlato anche dell’opera che svolge “Avviso pubblico”. «Si occupa della cultura della legalità – ha spiegato – per affermare la giustizia sociale».

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