Toscana
Tre sentenze del Tar non bastano a liberare la piazza delle “liti”
È all’interno dell’immobile di via Rospicciano ed è al centro di un contenzioso giudiziario da sei anni La Futura Immobiliare non la consegna al Comune, non paga neppure l’Ici: un conto da 250mila euro
PONSACCO. Doveva diventare il cuore del commercio cittadino. Il punto nevralgico dal quale far partire riqualificazione e rilancio del tessuto economico del centro. Invece, quello spiazzo resta ancora chiuso dalle palizzate che delimitano un cantiere deserto e infinito, ostaggio di liti, battaglie politiche, carte bollate, udienze in tribunale e sentenze non rispettate. Col risultato che la città, ancora, non può utilizzare quella che, oltre a un parcheggio, avrebbe dovuto essere anche la sede del mercato settimanale. E che, per effetto delle liti, tra la società che ha realizzato un complesso immobiliare e il Comune, diverse centinaia di migliaia di euro - per tributi non pagati- non entrano nelle casse pubbliche. Tre sentenze del Tar, negli ultimi due anni, avrebbero dovuto sbloccare la situazione. Ma non è andata così.
La storia parte da lontano. Quando fu presentato il progetto, quella piazza era, nel disegno degli architetti, uno slargo che si apriva tra le due ali di un grande palazzo immaginato lungo le vie Togliatti e Rospicciano. Un palazzo che è stato realizzato dalla Futura Immobiliare srl, l’impresa di costruzione di Ponsacco che aveva acquistato i terreni di quell’area. Era il 2001 quando fu deciso di costruire cinque fabbricati residenziali, commerciali e direzionali, con un locale interrato adibito ad uso autorimessa e cantine. Un grande complesso che prevede uffici e negozi al pian terreno e appartamenti ai piani superiori. Locali che, in buona parte sono stati venduti. Altri, sono ancora sul mercato. La zona è appetibile: da lì, imboccando via Trieste, il centro storico è a portata di mano. Per questo, durante la trattativa, il Comune accetta di buon grado, in cambio dello scomputo degli oneri di urbanizzazione primaria, quello spazio da adibire a piazza. L’avrebbe ottenuta gratuitamente. Tra piani da adottare, pratiche edilizie da istruire e autorizzazioni da concedere, passano gli anni. Si arriva al 2005 quando tra Comune e Futura Immobiliare, viene stipulata la convenzione che prevede, tra le altre cose, la consegna di quella piazza, adibita a spazio pubblico. La data di consegna subisce, come accade in questi casi, diverse proroghe, fino a quella definitiva: il 30 ottobre del 2007. Sei anni fa. Ma qualche mese prima il cantiere si ferma. La Futura Immobiliare spiega che i motivi di questa sospensione sono legati a un procedimento aperto al Tribunale di Pisa.
È da qui in poi che comincia la battaglia legale, tra i tribunali civili e, da pochi mesi, anche in sede penale, che mette da una parte l’amministrazione comunale (nel mirino il sindaco e due tecnici della sua amministrazione, chiamati in causa per un cambio di destinazione d’uso, da commerciale a direzionale, di una parte di quell’immobile), dall’altra la Futura Immobiliare che, non consegna la piazza al Comune, nonostante ci siano pronunciamenti del Tar, il tribunale amministrativo regionale, che la obbligano a farlo. E, allo stesso tempo, non paga i tributi locali per gli immobili che sono stati realizzati in quell’edificio di via Rospicciano. Il conto dell’Ici che la società Immobiliare deve al Comune sfiora i 250mila euro. Ed è destinato a lievitare. Riguarda gli accertamenti che sono già passati al giudizio degli organi competenti, dal 2006 al 2008.
La querelle, che allontana le due parti in causa, nasce dal fatto che, per la Futura quella mega struttura prevedeva un solo immobile a vocazione direzionale. E quei locali, fin dal 2002, erano stati ceduti alla Cassa di Risparmio di Volterra che lì ha aperto una filiale, tutt’ora esistente e funzionante.
Qualche anno dopo la Futura Immobiliare cede alcuni locali a uso commerciale alla Immobiliare Pistoia. Immobili che, lo stesso giorno, vengono girati alla Sigest Unipersonale, società controllata dalla Cassa di credito cooperativo di Fornacette che, preso possesso di quei locali (300 metri quadri), nel 2007 ottiene un cambio di destinazione d’uso: da commerciali a direzionali. Per il Comune il piano particolareggiato prevedeva la fungibilità della destinazione d’uso. È l’inizio del contenzioso. Secondo la Futura Immobiliare, il cambio non poteva essere fatto. Chiama in causa, sentendosi danneggiata, il sindaco di Ponsacco Alessandro Cicarelli, due tecnici comunali Alberto Turini e Antonio D’auria, oltre al direttore generale della banca di Fornacette Mauro Benigni e all’amministratore unico della Sigest Unipersonale Srl Bruno Nardini. La vicenda sarà al vaglio del Gup il primo ottobre prossimo. Chiuse le indagini, dovrà decidere se la questione dev’essere sviscerata in un’aula di tribunale o se è giunta al capolinea e chiederne l’archiviazione. Chi, invece, s’è già espresso - e più di una volta - è il Tar, il tribunale amministrativo regionale, al quale la storia infinita di via Rospicciano viene sottoposta dal Comune alla fine del 2008, dopo che in più modi l’amministrazione comunale aveva provato ad entrare in possesso della piazza.
Anche la Banca di Fornacette avvia i lavori per trasferirsi nei nuovi locali appena acquistati. Ma, alla vigilia dell’inaugurazione, nel giugno 2008, scopre che la piazza antistante a quei locali è un cantiere in fermento, ostacolo insormontabile. Tanto che la banca è ancora attiva sul lato opposto della strada, a due passi da quei locali di cui non ha mai avuto piena facoltà d’uso.
È a questo punto che il Comune, anche per dare una risposta ai negozianti infuriati per il mancato decollo della riqualificazione dell’area, decide di avviare l’iter giudiziario. Ricorre al Tar, proprio come aveva fatto, qualche mese prima, anche la controparte. Dal tribunale amministrativo arriva l’obbligo per la Futura Immobiliare di completare la piazza a proprie spese. Viene nominato anche un perito tecnico, l’architetto Massimo Del Bono che deve quantificare gli importi. Ma quel tecnico del tribunale non può entrare nel cantiere. Non glielo permettono, troppo pericoloso è la motivazione. Viene sostituito, dal Tar, con il geometra Varrone Pelli, ritenuto più esperto di certe questioni. La vicenda viene anche segnalata alla Procura dal Tar che parallelamente giudica illegittima la Dia, il documento urbanistico con il quale i locali acquistati da Sigest per la banca di Fornacette da commerciali diventano direzionali. “Atti illegittimi” dice la sentenza verso la quale ricorre la Sigest. Nel frattempo la Futura Immobiliare incassa un altro colpo: Luigi Bernocchi, legale rappresentante della società costruttrice, viene condannato, in primo grado, a un anno di reclusione per non aver permesso a un ufficiale giudiziario di compiere una ispezione nel cantiere. L’ufficiale stava cercando di eseguire alcuni provvedimenti legati al contenzioso tra azienda costruttrice e la Banca di Fornacette. Per ostacolare l’arrivo della banca in via Rospicciano si segue anche un’altra strada: si punta a far passare per nullo l’atto di compravendita stipulato per la vendita dei locali alla Sigest. Una clausola omessa (quella che vincolava la destinazione d’uso dei locali) avrebbe reso nullo l’atto. Finiscono nei guai il notaio sanminiatese Roberto Rosselli e, l’amministratore unico della Pistoia Immobiliare, il fucecchiese Marco Ficini. Ma vengono assolti dall’accusa di falso in atto pubblico, a fine 2012, perché il fatto non sussiste.
Il Tar va avanti: d’ufficio segna, negli appositi registri la proprietà della piazza all’amministrazione comunale. Che aspetta di prenderne possesso, come aspetta di incassare quei soldi sottratti all’Ici, che darebbero un bel sollievo alle casse pubbliche.
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