Sicurezza
Roffia, lavori fermi il Comune “licenzia” tutte le imprese
Alla vigilia dell’autunno alcune opere sono rimaste a metà La Regione aveva già revocato i contributi per via dei ritardi
SAN MINIATO. È una storia che non trova fine quella dei lavori per la cassa d’espansione di Roffia. Tutto fermo, ancora una volta, ormai da diversi mesi, tanto che l’amministrazione comunale ha deciso di rescindere il contratto d’appalto con la ditta incaricata dei lavori. Una scelta obbligata, dopo i ritardi, i problemi societari e i lunghi mesi d’inattività, che hanno fatto saltare più di 1 milione di euro di finanziamenti regionali, oltre a portarsi via la stagione ideale per completare un intervento atteso da decenni. Cantiere fermo, con diversi lavori di regimazione idrica rimasti a metà, alla vigilia dell’autunno, e che adesso potrebbero trasformarsi in un potenziale pericolo di rischio idraulico. A dirlo è la delibera di giunta con la quale il Comune di San Miniato, pochi giorni fa, ha “scaricato” vecchie e nuove società subentrate nel tempo all’originaria Sarti Spa, l’impresa di Ferrara che nel 2009, con gara d’appalto, si era aggiudicata i lavori con un tempo massimo di tre anni. Lavori che la Sarti aveva a sua volta affidato alla Cir Costruzioni, impresa che nell’ottobre 2011 veniva avviata verso il concordato preventivo, con il cantiere che tornava cosi nelle mani della stessa Sarti. Lavori proseguiti a singhiozzo fino all’estate 2012, quando, ancora lontana dall’ultimazione dell’opera, la Sarti annunciava l’affitto di ramo d’azienda con preliminare di compravendita alla Pagaiani Srl di Cento, subentrata nell’appalto col nome di Pagaiani Sarti. Nel dicembre 2012, tuttavia, dato il superamento dei tempi massimi previsti, la Regione revocava 1 milione e 50mila euro di contributi. Inutili gli appelli del Comune, nell’aprile di quest’anno, per la ripresa immediata dei lavori: interventi di «estrema urgenza», scriveva la direzione del cantiere, definendo «strettamente necessaria la conclusione di tutti i movimenti terra entro settembre 2013». Tre le intimazioni a comparire sul cantiere, inviate all’impresa nel mese di maggio e tutte cadute nel vuoto, fino a quando il 25 giugno la Pagaiani ha fatto sapere di aver affittato l’intero ramo d’azienda a una società della provincia di Catania, che a luglio, però, ha fatto sapere di non poter più subentrare. Così, dopo 5 mesi di stop ingiustificato del cantiere, il Comune ha avviato la risoluzione contrattuale, deliberando anche di «procedere – si legge – a tutte le azioni necessarie per il risarcimento di eventuali danni», rivalendosi sulla cauzione e sui crediti dell’impresa per sostenere i maggiori costi necessari al completamento dell’opera. Un intervento, quello del bacino di Roffia, che è tra i più importanti per la messa in sicurezza dell’Arno, e che in realtà rappresenta solo il primo di un sistema di quattro casse progettate lungo l’Arno fra i Comuni di San Miniato, Fucecchio e Cerreto. Un’opera, quella per la cosiddetta Cassa dei Piaggioni, che il Comune considera ultimata all’80%, in attesa degli ultimi interventi di movimento terra che adesso, rimasti a metà con l’autunno alle porte, in particolare per il nuovo tracciato del Rio Arnino e le arginature dalla cassa, rischiano di rappresentare un «pericolo di rischio idraulico – si legge – che potrebbe manifestarsi con l’inizio della stagione autunnale». C’è da capire, adesso, in che modo si procederà per il nuovo affidamento dei lavori, che necessariamente richiederà tempi burocratici di rito, oltre a dover attendere condizioni meteo adeguate per la ripresa dei lavori.
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