La manifestazione
Lorbac, ora i sindacati passano alle accuse
Cgil e Cisl: «L’azienda è chiusa, ma dentro c’è chi sta cercando di completare gli ordini inevasi»
CASTELFRANCO DI SOTTO. Qualcosa si muove tra le mura del calzaturificio Lorbac. Movimenti silenziosi che hanno subito messo in allarme i sindacati. Da qualche giorno, a quanto sembra, l’azienda non più così deserta come dovrebbe essere. A segnalare il caso, nel pieno di una vertenza che ancora non ha registrato la voce della proprietà, sono i sindacalisti Domenico Contino della Cgil e Luca Calastri della Cisl, che parlano di «fondati sentori di qualcosa che non convince». «I cancelli dell’azienda sono chiusi – dicono – eppure a noi risulta che all’interno si stia svolgendo un’attività di campionatura delle scarpe rimaste incomplete. Sappiamo anche che esiste un accordo con un calzaturificio esterno, ne conosciamo il nome, per portare a termine gli ordini non finiti. Una situazione che ci sembra anomala».
Secondo i sindacati, in pratica, i proprietari starebbero campionando in questi giorni i modelli degli ordini non finiti, per poi affidarne il completamento a una ditta esterna. «Eppure – ricorda Calastri – nella comunicazione che la proprietà ci ha inviato si dice che l’azienda è completamente ferma, e tale deve rimanere». «Abbiamo motivo di pensare che questa attività non sia lecita – spiega Contino - anche se non abbiamo elementi giuridici per affermarlo con sicurezza». Per questa ragione, i sindacati annunciano di aver già informato il Commissario liquidatore incaricato dal Tribunale: si tratta della commercialista Gabriella Zito di Pisa, che in questi giorni ha sciolto la riserva accettando l’incarico. A far storcere la bocca, però, è soprattutto la scelta di ricorrere ad una ditta esterna, a dispetto degli oltre 80 dipendenti che dalla scorsa settimana si sono ritrovati senza occupazione. «Se c’è del lavoro da ultimare – dice Contino – questo poteva essere un modo per alleviare, in minima parte, la sofferenza dei dipendenti. Quanto sta accadendo, invece, è l’ulteriore dimostrazione di una linea di comportamento moralmente sbagliata, adottata oltretutto da imprenditori che vivono sul territorio. Una proprietà che, di giorno in giorno, sembra dimostrare sempre di più un sostanziale disinteresse verso il territorio e verso la storia stessa dell’azienda. Chiediamo quindi, a chi ha il compito di vigilare, di accertare gli elementi e i fatti: se si tratta di un’attività fuori dalle regole, come noi temiamo, chiediamo che cessi immediatamente e che la proprietà abbia maggiore rispetto per i dipendenti». Prosegue intanto l’attività silenziosa per verificare l’eventuale interesse di privati disposti a rilevare l’azienda. Un’impresa che vanta capacità fuori dal comune, con un marchio conosciuto e forte di un certo prestigio.
Giacomo Pelfer
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