Il Tirreno

Pontedera

Cinghiali come la peste, troppi danni

di Francesca Suggi
Cinghiali come la peste, troppi danni

A lanciare l’allarme gli agricoltori di Pomarance e Castelnuovo: di questo passo abbandoneremo le nostre attività

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POMARANCE. «È inutile, qui non si può più seminare. Tutti gli anni è la stessa storia ed è sempre peggio». Nuovo attacco, ennesima devastazione ad opera dei cinghiali: a denunciarlo a gran voce è Marcello Cetonze, storico agricoltore della zona, classe '34, alla guida del podere Monna, a Castelnuovo Valdicecina, dove ospita anche i turisti: pure il giardino della tenuta è andato distrutto. L’sos lanciato accomuna tanti imprenditori agricoli del territorio: nel mirino soprattutto l’esagerato numero dei cinghiali presenti in zona.

Nonostante i 3.305 abbattimenti a livello provinciale dell'ultima stagione venatoria, ed una nuova alle porte, il numero degli esemplari soprattutto nelle zone ad alta densità boschiva, è fuori controllo.

Altre segnalazioni e devastazioni arrivano anche dal podere Bucignano che produce grano duro, avena e orzo. L’azienda si trova nella frazione di Montecastelli, al confine con il senese. «Questa è una battaglia che non vinceremo mai senza abbattimenti intensivi», racconta Fausto Cantini, titolare del podere che ha denunciato il danneggiamento di 10 ettari di avena, 150 quintali di prodotto circa.

«Ho passato due anni spaventosi – spiega –. Il risarcimento? Non copre mai i danni effettivamente subiti».

Secondo Coldiretti Pisa (info su www.pisa.coldiretti.it), alcune coltivazioni come vite, olivo e cereali presenti nelle zone limitrofe ai boschi hanno registrato cali produttivi intollerabili che arrivano in alcuni casi anche fino al 50%.

«Il piano di prelevamento – spiega Aniello Ascolese, direttore provinciale – è stato pienamente raggiunto ma evidentemente non basta. Il numero di ungulati è molto superiore anche rispetto alla capacità dei cacciatori di prelevare i cinghiali. Di questo passo le frazioni montane e marginali saranno abbandonate dagli agricoltori; il loro posto sarò preso dagli ungulati».

Stando ai dati della Regione sono 350mila gli ungulati in Toscana tra cinghiali, caprioli e mufloni che costano, in termini di danni, 1 milione e 700mila euro, per il 70% imputabili alle scorribande dei cinghiali che da soli rappresentano la metà della popolazione totale. Di questi solo 1 su 3 viene denunciato.

«Nelle nostre campagne il totale dei danni patiti dalle produzioni agricole in campo e dalle opere approntate sui terreni agricoli (serre, opere per la regimazione, ecc.) sono stati almeno tre volte superiori rispetto ai certificati – fa sapere Ascolese –. Tra il dato certificato e quello subìto ma non denunciato, esiste un divario enorme che manipola la realtà del problema». I recinti sono una valida soluzione ma a volte limitata: «Va bene per una vigna, ma per 10 ettari di avena è molto complicato. In questo modo trasformiamo le nostre campagne in orti-bunker».

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