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Borghi-fantasma, a Toiano anche l’acqua è ora un lusso

di Francesca Suggi
Borghi-fantasma, a Toiano anche l’acqua è ora un lusso

Dopo 20 giorni a secco, gli abitanti si comprano il tubo di collegamento. Il Comune non aveva i soldi «I mezzi di soccorso non arrivano: da una parte la sbarra, dall’altra la strada comunale è un bosco»

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PALAIA. Sono ridotti a comperarsi di tasca loro i tubi di collegamento per rifornirsi d’acqua, perché la normale rete idrica non esiste e il Comune non ha soldi. E una di loro, dei tre irriducibili, è persino rimasta 20 giorni a secco prima dell’acquisto.

Da tempo ormai si vestono da spazzini, tagliano l’erba e fanno manutenzione lungo la dissestatissima strada comunale di Toiano che passa dentro il borgo fantasma. E ancora sistemano gli infissi cadenti delle tante case “implose” che, altrimenti, nelle notti ventose sbatterebbero togliendo loro pure il sonno. Eppure pagano le tasse: ecco i “survivors” di Toiano.

Magari fosse un reality a tempo determinato: questi tre irriducibili che “sopravvivono” quotidianamente per continuare a vivere nell’incantevole borgo di Palaia, di fatto, sono protagonisti di una lotta contro il tempo. Contro il degrado. E gli imprevisti. L’ultimo, quello dell’acqua, lo racconta la diretta interessata, Rosalia Randazzo, vivace 50enne che non si perde d’animo. «Io e mio figlio siamo stati 20 giorni senz’acqua, perché la cisterna con cui ci arrangiamo era a secco: ho chiamato la protezione civile, sono stati gentilissimi ma arrivare su e rifornirmi è stata un’impresa». Dopo la cornice Randazzo va nei dettagli: «Con il loro mezzo hanno provato a raggiungere Toiano dalla strada comunale che passa dalla parte della fonte: a metà sono dovuti tornare indietro perché la via è un bosco con buche fonde anche un metro». La protezione civile ci riprova: per arrivare al borgo passa dalla strada provinciale 11, poi gira a sinistra sulla comunale di Toiano. La via è sterrata e piena di dislivelli. Arrivano all’altezza della chiesa: una sbarra con un panettone cementato a terra li blocca. Nel borgo non si entra (provvedimento del sindaco per evitare accessi, considerato il ponte pericolante). Pure per i mezzi di soccorso i problemi ci sono. «La protezione civile ha a disposizione al massimo 100 metri di tubo, io abito a 220 metri dalla sbarra, quindi non mi hanno potuto rifornire e sono tornati via». A questo punto la signora va in Comune e chiede cosa deve fare: alla fine è costretta ad acquistarsi 158 euro di tubo, lungo 200 metri, appunto. Quel serpentone nero è srotolato dalla sua casa fino alla sbarra: solo così la protezione civile ha potuto rifornire d’acqua. Mani nei capelli anche da parte di Piero Triestini: a Toiano ha 4 appartamenti. «Pago le tasse per cosa? Ho dovuto mettere le telecamere perché ogni volta trovavo danni alle proprietà: da quando c’è quella sbarra non girano più né vigili né forze dell’ordine e la sera spesso girano facce che non conosciamo». Il 70enne indica, rassegnato, l’accesso alla strada comunale in fondo al paese. Quella dalla parte della fonte diventata un bosco, per intenderci. «Guardate la profondità delle buche», dice e salta dentro a una. Sprofondando per un metro. «Io mi chiedo – spara –: se qui scoppia un incendio più lontano di cento metri che è il tubo a disposizione della protezione civile, come si interviene?». Senza contare che lungo quel sentiero erboso ci sono dei cartelli stradali che indicano la direzione.

Il pensiero è legittimo. Chi abita a Toiano (considerato che il Comune ha dato loro la residenza), vuole avere gli stessi diritti degli altri abitanti del comune. Senza quella fogna a cielo aperto che manda odori raccappriccianti. «Se qui qualcuno si sente male, l’ambulanza arriva alla sbarra e poi almeno 200 metri se li devono fare a piedi», continua Renzo Baldini. Lui abita a San Miniato, ma a Toiano ha una casa e ogni fine settimana non manca di salire nel borgo nel quale ha vissuto da bimbo e al quale è legato.

Di fatto un borgo sempre più fantasma, con case simil terremotate delimitate solo da recinzioni: pure la Curia ha varie proprietà cadenti e con una messa in sicurezza evidentemente scandente.

Gli abitanti da tempo chiedono al sindaco di fare un’ordinanza di messa in sicurezza a tutti quei privati che lasciano, da anni, le loro proprietà in quello stato. Almeno quelle che danno sull’unica pubblica via della roccaforte, tappezzata di porte e finestre sfondate, muri pericolanti, reti arrugginite e gatti che girano indisturbati. «Io voglio continuare a vivere qui, ne ho il diritto, e soprattutto credo di avere il diritto di viverci dignitosamente, io come gli altri», chiude Rosalia Randazzo. Cristo si è fermato a Toiano.

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