Attenzione
La mensa a scuola diventa una giungla
Nei Comuni dell’Unione non ci sono costi uniformi nonostante l’appalto unico: per le famiglie orientarsi è un’ impresa
PONTEDERA. Scuola che vai... mensa che trovi. Ma non per il cibo che, da quando l’Unione dei Comuni della Valdera è operativa a tutti gli effetti, per le forniture delle derrate alimentari che vengono utilizzate nelle mense scolastiche del territorio, effettua gare d’appalto uniche, con l’intento di ottenere un risparmio sui costi.
Le differenze stanno tutte nelle tariffe. Ogni Comune le ha decise per conto proprio, con il risultato che orientarsi, per una famiglia che ha i figli a scuola e che utilizzano il servizio, diventa davvero difficile.
Le fasce di reddito. La prima differenza è quella sui redditi. Dappertutto vengono fatte delle differenziazioni del costo che devono sopportare le famiglie, per far mangiare a scuola i loro figli. Conta il reddito: più si ha, più si paga. Principio ineccepibile. Ma anche in questo caso, ogni Comune ha scelto una sua strada. Così - tanto per fare un esempio - un bambino che va a scuola a Terricciola, la cui famiglia ha un reddito Isee che non va oltre i tremila seicento euro, non paga. È esentato. Ma lo stesso bambino, se andasse a scuola a Bientina o a Calcinaia, pagherebbe un euro per ogni pasto consumato a scuola. E, se fosse un alunno di Ponsacco o di Pontedera, si sentirebbe chiedere, per lo stesso pasto, rispettivamente 1,10 o 1,21euro al giorno.
Una formula astrusa. Per le fasce di reddito medio, in tutti i Comuni che appartengono all’Unione della Valdera, il costo del pasto, viene misurato con una formula matematica che viene chiamata “formula di continuità Isee”. Nei casi più semplici è una operazione algebrica elementare- si paga un euro di base, più la somma che dà la moltiplicazione di un coefficiente deciso dal Comune per il reddito Isee familiare, diviso l’importo massimo dello scaglione di reddito. In altri casi, la formula scelta dalle amministrazioni comunali è assai più complicata e richiede conoscenze matematiche più specialistiche.
La quota di iscrizioni. Anche in questo semplice contributo, che viene chiesto a ogni famiglia, non c’è uniformità da un paese all’altro: si va da un minino di cinque euro a un massimo di venti (è il caso di Pontedera e Ponsacco), mentre la quota media, richiesta nella maggior parte dei casi, è di dieci euro. È un importo che viene chiesto alle famiglie, come garanzia della frequenza continuativa al servizio. Per ogni comune sono previste anche agevolazioni nel caso in famiglia ci sia più di un figlio che usufruisce della mensa. A Bientina, ad esempio, la riduzione è del 50%. A Calcinaia, invece, il taglio della metà delle tariffe viene riservato agli utenti celiaci.
Emilio Chiorazzo
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