Sicurezza
Scultore riabbraccia la “sua” Terricciola
E ha rivisto la testa di creta che lui modellò 35 anni fa davanti agli alunni. «Sorpreso dall’integrità dell’opera»
TERRICCIOLA. Jimenez Deredia ha fatto ritorno a Terricciola. Lo scultore, costaricano di origine, da anni in giro per l'Europa con le sue mostre, ha deciso di tornare nel paese che lo ho accolto al suo arrivo in Italia nel 1978. La presentazione del libro del suo grande amico Leopoldo Terreni ed il recente ritrovamento della sua testa di creta (che oggi vale non poco), dopo 35 anni, all'interno della scuola elementare del paese sono stati i motivi principali della visita.
«Rivedere il centro del paese mi fa tornare alla mente ricordi stupendi. Quando sono arrivato qui ero un giovane ragazzo in cerca di fortuna. L'accoglienza del paese fu incredibile. Tutti mi aiutarono durante il mio soggiorno su queste stupende colline», ha esordito Deredia. La sua creazione ha “dormito” per molti anni all'interno di un armadietto delle elementari di Terricciola, evitando ogni processo di deterioramento.
«Sono sorpreso dall'integrità dell'opera. La creta è un materiale che difficilmente si conserva negli anni. Anche una leggera umidità può compromettere la sua resistenza. Per questo la sua conservazione appare praticamente miracolosa», spiega lo scultore. Durante l'intervista gli abitanti del paese si soffermano per un saluto all'artista, mai dimenticato. Le parole di Jimenez Deredia si riempiono di ricordi e viene quasi spontaneo, da parte sua, un ringraziamento all'amico di una vita Leopoldo Terreni, «che al mio arrivo a Terricciola mi accolse come un fratello. Durante questi anni siamo sempre rimasti in contatto nonostante la mia lontananza a causa del lavoro. Ricordo ancora benissimo quel giorno in cui mi chiese di far vedere ai bambini come si lavorava con la creta. La testa che da pochi giorni è stata ritrovata per me rappresentò un semplice esercizio, compiuto in qualche decina di minuti», ha dichiarato il maestro Deredia. Il suo arrivo in Italia, in seguito ad una borsa di studio valida per sette mesi, è stato il momento in cui lo scultore ha dovuto prendere la decisione più difficile della sua vita, come lui stesso racconta: «Arrivato in Italia, avevo due possibilità: restare e provare a portare avanti i miei sogni nel mondo dell'arte oppure aspettare sette mesi e tornare in patria. Ho fatto una scelta da “ricco”, non considerando il prezzo della mia decisione e strappando il biglietto di ritorno per la Costa Rica». Da allora è stato un'escalation di successi: «Iniziai con una mostra nei giardini delle Terme di Casciana organizzata dal sindaco, che apprezzò le mie opere. Dopo quella esposizione iniziai a prendere contatti con l'ambiente artistico, allargando la mia produzione«, ricorda con un sorriso l'artista. La sua storia contiene una morale precisa, che lui stesso rintraccia e dice: «Un aforisma diceva che gli sforzi fatti per il raggiungimento di un obiettivo sono la strada più corta per raggiungerlo. Misi piede in Italia con una moglie e 200 dollari in tasca, ma ho sempre scelto l'arte come unica attività della mia vita. La mia vicenda insegna che ogni sogno può essere raggiunto, a patto che si compiano tutti i sacrifici necessari».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
