Il Tirreno

Pontedera

Sandro in trionfo, come 50 anni fa

di Andrea Lanini
Sandro in trionfo, come 50 anni fa

Mazzinghi ricevuto in Comune per ricordare quel lontano 7 settembre 1963, quando conquistò il suo primo Mondiale

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PONTEDERA. Al suo arrivo, la sala consiliare del Comune di Pontedera è gremita. I flash delle macchine fotografiche, le strette di mano, gli applausi. Un'ondata di calore emotivo che ricorda i giorni in cui la città festeggiava l'atleta più famoso d'Italia dopo vittorie epiche. Un tifoso speciale si avvicina. Ha con sé una foto, la toglie con delicatezza dall'involucro di cellophane: l'immagine in bianco e nero di un giovane pugile all'apice della carriera. Muscoli affilati, sguardo da tigre. Mazzinghi la autografò 45 anni fa. Il signor Guido Alfaioli, che la conserva gelosamente da allora, non ha resistito alla tentazione di una seconda firma. Sandro la prende tra le mani, la osserva per un attimo, sorride, vi scrive sopra il suo nome, di nuovo. Tanti amici, tanti colleghi, gente che ha provato sulla propria pelle la fatica delle riprese, l'adrenalina delle sfide, il brivido freddo di stare di fronte a un boxeur che studia le tue mosse per farti piegare le ginocchia. Ex pugili che con Sandro hanno fatto anche qualche round, quando il “Ciclone” era in allenamento e doveva scaldarsi un po', stando attento a non esagerare, a non andarci troppo pesante: le sventole vere erano in serbo per altri destinatari. C'è Alberto Brasca, presidente della Federazione Pugilistica Italiana. C'è Salvatore Sanzo, presidente del Coni Toscana. C'è Pino Ghirlanda, presidente del Comitato regionale toscano della Fpi. C'è Annamaria D'Agata, figlia del grande Mario. Il sindaco di Pontedera Simone Millozzi e l'assessore allo Sport Matteo Franconi fanno gli onori di casa. C'è la famiglia di Sandro: la moglie Marisa, i figli David e Simone, appassionati custodi della leggenda del padre.

Una festa. Il 7 settembre di cinquant'anni fa, Sandro Mazzinghi conquistava il suo primo titolo mondiale, strappandolo all'americano Ralph Dupas. Il Paese, in quelle ore, scopriva un nuovo eroe. Pontedera accolse Sandro Mazzinghi come un re. Il campione a bordo di una cabriolet scura, in parata lungo corso Matteotti. Mezzo secolo dopo, l'eco di quell'euforia elettrica rivive di colpo. Un lungo applauso, Sandro fa il suo ingresso. Si guarda in giro, gli occhi da guerriero emozionati fino alla commozione. «Questa è una giornata speciale», dice il sindaco Millozzi, «per un uomo che ha portato il nome di questa città in cima alle vette più alte della gloria sportiva. E che ammiriamo profondamente: per i suoi meriti agonistici, per i valori che hanno sempre ispirato il suo percorso». Cita un passo da uno dei libri di Sandro, “Sul tetto del mondo”: parole dedicate al valore dell'amicizia, al carattere che ci vuole per rimettersi in piedi dopo sconfitte ingiuste, all'importanza di avere al proprio fianco persone che restano al tuo angolo anche quando i riflettori si spengono e i titoli sulle prime pagine svaniscono. Parole sagge, a volte amare, come i pugni che Mazzinghi ha dovuto talvolta incassare (i peggiori: i segni rimangono dentro). Ma è anche per questo che il pubblico ha voluto, e gli vuole, e gli vorrà sempre, un bene sconfinato. Perché il suo volto, la sua biografia, sono quelli di chi ha dovuto conquistarsi sempre tutto, senza sconti né compromessi, sul ring come fuori dal ring.

La sala si fa buia, si proiettano spezzoni di magnifica boxe. Sandro contro Dupas: la vittoria per ko al primo match, la vittoria per ko alla rivincita, pochi mesi dopo. Sandro contro Ki-Soo Kim, a San Siro: due furie scatenate, spettatori in delirio per quella prova di sofferenza e coraggio. Sandro che abbraccia Guido, il fratello, l'insostituibile alleato, per festeggiare ogni trionfo. Un altro lungo applauso, al ritorno della luce. Parla Fabiano Angiolini, presidente dell'Accademia Pugilistica “Galilei-Mazzinghi”. Parla Ilvano Pacchini, ex pugile, oggi allenatore. Aneddoti di vite da combattimento, riflessi della Nobile Arte come si faceva un tempo. Andrea Bocelli, grande tifoso di Mazzinghi, telefona per un saluto improvvisato, e graditissimo. Pino Ghirlanda ha un regalo da consegnare: l'intera annata del '59 della rivista “Boxe Ring”, appositamente raccolta per Sandro. «Sta molto meglio in casa tua che in casa mia», gli dice Pino. “L'elemento più interessante di questa rassegna è stato il giovane Mazzinghi”, scriveva il cronista parlando dei campionati toscani appena conclusi. “Questo pugile farà strada”. Aveva ragione.

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