Il Tirreno

Pontedera

Lorbac, subito il tavolo anti-crisi

di Giacomp Pelfer
Lorbac, subito il tavolo anti-crisi

Lo ha convocato per lunedì l’assessore regionale. Sono oltre cento i posti di lavoro a rischio

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CASTELFRANCO DI SOTTO. Approderà subito sui tavoli della Regione il caso del calzaturificio Lorbac. L’assessore regionale al lavoro Gianfranco Simoncini, attivato dal vicesindaco Gabriele Toti, ha convocato per lunedì un tavolo di crisi, insieme a sindacati e istituzioni, per valutare la situazione e decidere la strategia da seguire in vista dell’incontro, in programma martedì, con il legale incaricato dalla proprietà.

A renderlo noto è un documento del Pd di Castelfranco, che parla di un «un primo passo in un percorso il cui esito non è affatto scontato», e che definisce «inaccettabile il comportamento della proprietà nel metodo e nel merito». A sorpresa, infatti, l’azienda aveva fatto sapere di aver già presentato al Tribunale la richiesta di concordato di liquidazione con la nomina di un commissario, «avanzata – sottolinea il Pd – senza alcuna preventiva informazione, e successivamente comunicata ai dipendenti con una fredda lettera dai toni perentori e formali».

Una decisione che ha gettato nel panico i lavoratori dell’azienda, che sono molti di più dei 63 che abbiamo riportato nei giorni scorsi. Un errore dovuto a quanto scritto testualmente nell’informativa che il legale dell’azienda ha inviato ai sindacati, in cui si parla erroneamente di soli 63 dipendenti. In realtà, in base ai numeri della Camera del Lavoro, il calzaturificio occupa in tutto 9 impiegati, 55 operai e 22 lavoranti a domicilio, per un totale di 86 persone, a cui ne va aggiunta un’altra ventina per l’indotto e le imprese contoterzi. In ballo, quindi, ci sono più di 100 posti di lavoro. La paura, adesso, è relativa ai tempi che dovranno trascorrere tra la nomina del commissario e la richiesta di mobilità, con il rischio che i lavoratori si trovino per mesi senza alcun ammortizzatore sociale. Per questo, il Pd chiede alla proprietà di «attivare da subito la richiesta di messa in mobilità – si legge – senza aspettare, come dichiarato nella loro lettera, che sia il commissario nominato dal Tribunale a farlo al loro posto». «Un gesto di responsabilità, benché tardivo – lo definiscono i Democratici – perché questo territorio e questi lavoratori, che insieme hanno dato un contributo importante nella crescita del marchio Lorbac, meritavano e meritano un comportamento più rispettoso e responsabile. Tutti insieme avremmo potuto individuare, pur in periodo di grave crisi, soluzioni dignitose per i lavoratori e l’impresa, anche andando a individuare risorse imprenditoriali e finanziarie in grado di garantire una continuità produttiva. Risorse che siamo sicuri esistano, data l´importanza e la qualità dell´azienda».

Il Pd parla quindi di incapacità imprenditoriali: «Quando un’azienda come questa – si legge ancora – non riesce a sopravvivere al proprio fondatore (ormai stanco e anziano), e non predispone per tempo la successione o il ricambio generazionale, emergono con chiarezza i limiti di un settore produttivo che è stato incapace, in più realtà, di formare una classe imprenditoriale matura in tema di responsabilità sociale di impresa. La crisi non basta a giustificare quanto è avvenuto e soprattutto come è avvenuto».

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