Il Tirreno

Pontedera

Chiude lo storico calzaturificio Lorbac

di Giacomo Pelfer
Chiude lo storico calzaturificio Lorbac

Una doccia fredda per i 63 dipendenti, fra interni e lavoranti a domicilio. Chiesto l’avvio della procedura di concordato

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CASTELFRANCO DI SOTTO. La proprietà avrebbe sempre smentito, fino all’ultimo, le voci di una possibile chiusura che circolavano già da alcuni mesi. Qualche difficoltà economica, come quelle di tante aziende in questo momento, ma niente che potesse far pensare alla decisione repentina piombata nella serata di lunedì sulla scrivania dei sindacati.

Lo storico calzaturificio Lorbac di Castelfranco ha comunicato l’intenzione di cessare l’attività, chiedendo l’avvio della procedura di concordato. Una doccia fredda per i 63 dipendenti, fra interni e lavoranti a domicilio, che pochi giorni fa, a sorpresa, si erano visti prolungare le ferie di un’altra settimana.

Una tegola pesante per il distretto di Castelfranco di Sotto, che adesso rischia di perdere l’ennesima azienda storica, forse l’unica rimasta fra le imprese che ne avevano fatto una delle capitali della calzatura. Preoccupazione e rabbia sui volti dei lavoratori, che ieri mattina si sono riuniti davanti ai cancelli dell’azienda, nella sede storica di via Solferino a due passi dal centro.

«Non siamo stati avvisati – raccontano – lo abbiamo saputo dal sindacato, dopo che la ditta ci aveva detto di prolungare le ferie». Eppure le voci circolavano da tempo, soprattutto nel mese di luglio. «La proprietà ci ha sempre tranquillizzati – dicono –. Qualcuno di noi aveva anche iniziato a cercare un nuovo lavoro, ma ci hanno detto di lasciar perdere e di stare tranquilli».

«Abbiamo dedicato una vita a questa azienda – aggiunge Carla, che dal 1978 lavora a domicilio per il Lorbac –. Lo abbiamo saputo dai colleghi interni, altrimenti saremmo venute a ritirare il lavoro».

Le difficoltà si erano comunque aggravate dall’inizio dell’anno, come dimostrato dai ritardi nei pagamenti: «La busta paga di marzo – dice Daniela – è arrivata solo a maggio».

L’azienda, di proprietà della celebre famiglia Bachini di Castelfranco, era stata fondata nel 1971 da Loriano Bachini, che da anni la gestiva con i figli Giuseppe e Roberto. Per molto tempo, insieme all’ex calzaturificio Martini, il Lorbac ha rappresentato il top dell’imprenditoria castelfranchese: provenire da una delle due aziende è ancora sinonimo di capacità non comuni. Lo sa bene la signora Manola, già dipendente del Martini, che aveva ritrovato lavoro proprio all’interno del Lorbac: «Per la seconda volta mi ritrovo in questa situazione – dice –. Adesso, a 55 anni e con la pensione ancora lontana, non so proprio come farò». «Nel mese di luglio – racconta Tania Benvenuti della Cgil – mi ero incontrata due volte con la proprietà, che aveva manifestato difficoltà e ipotizzato una ricapitalizzazione, ma la prospettiva della chiusura è stata sempre negata».

«Dalla lettera che abbiamo ricevuto – spiega il segretario di zona della Cgil Domenico Contino – scopriamo che la decisione di cessare l’attività risale al consiglio di amministrazione dell’8 agosto. C’è quindi un problema di credibilità, che fa venir meno quell’immagine di serietà e attaccamento al territorio che la proprietà ha sempre cercato di avere. Chiederemo subito un incontro, precisando però che contrasteremo in tutti i modi la prospettiva della chiusura. Adesso pretendiamo trasparenza: se esistono soluzioni diverse devono emergere subito, ma non accetteremo il ricatto della chiusura. Non vorremmo che si chiudesse un’azienda per aprire un’altra società facendo promesse a qualcuno, per spaccare il fronte dei lavoratori».

Di fronte ai cancelli dell’azienda, ieri mattina, anche il vicesindaco Gabriele Toti, costretto a rinviare al pomeriggio il pellegrinaggio a Roma.

«Scriverò subito una lettera alla famiglia Bachini per chiedere un incontro – spiega –. Dopodiché coinvolgerò tutti gli enti istituzionali, dalla Regione alla Provincia, se necessario anche il Ministero, perché si prenda coscienza della situazione.

Sono rimasto colpito di fronte ai volti preoccupati di quelle 63 famiglie. Ho voluto esprimere la vicinanza dell’amministrazione, per garantire ai lavoratori che le porte del Comune saranno sempre spalancate».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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