Gioco
Schiavone svela il traffico dei veleni
Il boss mafioso, intervistato da Sky Tg24, ha parlato anche dei legami col distretto di Santa Croce
SANTA CROCE SULL’ARNO.
Il traffico di rifiuti, che nel passato prendeva la direzione Toscana-Campania, dalle concerie di Santa Croce sull’Arno ai terreni della Campania, come scriveva Roberto Saviano nel libro “Gomorra”, è finito più volte al centro di varie inchieste condotte dalle Procure campane.
Una tra tante quella denominata “Cassiopea” all’inizio del 2000, che ha avuto 95 imputati, anche se poi alla fine i risultati sono stati in parte vanificati dalle lentezze della giustizia. Ora contro questo presunto traffico di rifiuti tossici che dal nord Italia venivano seppelliti illecitamente nei territori campani arriva un altro atto di accusa.
«Nel traffico dei veleni erano coinvolte ditte di Santa Croce sull’Arno, Milano, Verona, e aziende austriache, che trasportavano carichi non solo a Casal di Principe, ma anche a Castel Volturno, Santa Maria La Fossa, Grazzanise…». Queste le accuse di uno dei boss del clan di camorra dei Casalesi, Carmine Schiavone, pentito dal 1993, intervistato in esclusiva l’altra sera da Sky Tg24.
«I rifiuti erano scaricati da camion e gettati nei campi e nelle cave di sabbia... Rifiuti chimici, termonucleari, industriali e farmaceutico-ospedalieri... Negli anni le cassette di piombo si saranno aperte, ecco perché la gente sta morendo di cancro. Stanno morendo 5 milioni di persone...». E ancora: «Mi sono ravveduto quando ho visto che avvelenavamo la terra. E che si uccidevano i bambini prima che nascessero». E le inchieste della procura di Santa Maria Capua Vedetere partirono anche in seguito alle segnalazioni di un aumento dei tumori nelle aree del Casertano.
Oggi le parole di Schiavone che ha spiegato come agivano i malavitosi sullo smaltimento dei rifiuti che hanno avvelenato la Campania suonano come una ulteriore conferma di quanto i carabinieri hanno scoperto nelle inchieste contro le ecomafie. Traffici che andavano avanti dagli anni Ottanta e che si fermavano a volte in Campania, altre arrivano in Puglia e in Calabria ma anche in Sardegna.
«Pagavo 2 miliardi e mezzo di benzina al mese, 500 milioni al mese andavano per la corruzione. Mantenevamo caserme, carabinieri e Guardia di Finanza. Un totale di 3 miliardi al mese di spese», ha aggiunto Schiavone. Soldi che “garantivano, secondo le dichiarazioni, che niente cambiasse nell’organizzazione del traffico dei veleni.©RIPRODUZIONE RISERVATA
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