Il Tirreno

Pontedera

la tragedia del lago nemo

Una parte di canna recuperata porta i segni della scarica

di Francesca Suggi
Una parte di canna recuperata porta i segni della scarica

PONTEDERA. I due pezzi scuri sono adagiati sulla melma, in fondo. Ne manca uno: se servirà alle indagini, loro si immergeranno di nuovo per trovare la terza parte mancante della canna a innesto. La...

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PONTEDERA. I due pezzi scuri sono adagiati sulla melma, in fondo. Ne manca uno: se servirà alle indagini, loro si immergeranno di nuovo per trovare la terza parte mancante della canna a innesto. La visibilità è pari a zero nel lago Nemo, ma i sommozzatori dei vigili del fuoco di Livorno sono abituati ad imprese ben più estreme.

«Sapevamo che li avremmo rinvenuti solo a "tatto", ovvero setacciando il fondale, se era metallo andavamo con il metaldetector subacqueo, ma il carbonio si adagia sul fondo», spiega il caposquadra. Sono in tre: sulle sponde del lago arrivano insieme ai carabinieri di Pontedera per trovare nuovi elementi per le indagini, in grado di far luce sulla tragedia di Giorgio Donati, il perito chimico con la passione per la pesca morto folgorato la vigilia di Ferragosto. Il 50enne di Colleoli stava pescando con la sua canna in carbonio, proprio in quel tratto di lago sovrastato dai cavi dell’alta tensione, dove non c’era alcun cartello di pericolo, né di interdizione dell’area. Forse in una manovra di pesca, qualcosa è andato storto: la canna ha urtato i cavi situati ad un’altezza di circa 8 metri. Le scariche elettriche sono fatali per l’uomo, che lascia moglie e due figli.

«Siamo riusciti a sondare il fondale con la cosiddetta tecnica a pettine e andando per corsie si setaccia centimetro per centimetro il perimetro in questione: i due pezzi di carbonio erano adagiati sulla melma», continuano gli addetti ai lavori. «La massima profondità in cui ci siamo spinti è 4 metri, in totale abbiamo coperto una superficie di circa 200 metri quadri», continuano i sommozzatori.

L'invaso alla Fornace Braccini di proprietà del Comune, ma gestito dal circolo sportivo Lago Nemo, è piccolo. «È stata un'immersione breve e abbiamo fatto tutto relativamente veloce». I sommozzatori recuperano le due parti della canna. In una delle due parti sono ancora evidenti i segni di quella bomba di elettricità, come sottolineano i carabinieri di Pontedera che seguono le indagini. Sulla vicenda la Procura di Pisa ha aperto un’inchiesta per capire e chiarire se la morte di Donati poteva essere evitata con un’adeguata cartellonistica che segnalasse il pericolo. Gli opportuni segnali di divieto, tanti, vengono installati a tragedia avvenuta. Enel, dal canto suo, tiene a precisare che quei cartelli gialli “Attenzione corrente elettrica” non sono stati messa dall’azienda.

«Forse per eccesso di prudenza, considerata la tragedia, sono stati installati da qualcun altro, noi per contratto non siamo tenuti a farlo», chiudono.

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