Gioco
Sette casi in carico ai servizi sociali del Ministero
SAN MINIATO. Cosa può fare una famiglia che si accorge che il proprio figlio è vittima di atti di bullismo e di sopraffazione da parte di coetanei? Proprio in relazione all'esistenza dell'accordo di...
SAN MINIATO. Cosa può fare una famiglia che si accorge che il proprio figlio è vittima di atti di bullismo e di sopraffazione da parte di coetanei? Proprio in relazione all'esistenza dell'accordo di collaborazione tra i servizi sociali e le scuole, il personale scolastico è preparato per raccogliere i primi sintomi del disagio e attivare tempestivamente, anche per situazioni di urgenza ed emergenza, sia i servizi sociali, sia le forze dell'ordine.
È anche possibile rivolgersi ai servizi sociali per esprimere le proprie preoccupazioni, per raccontare fatti, per chiedere l'attivazione delle procedure più tutelanti, non solo per i propri figli ma anche per altri ragazzi che fossero coinvolti.
Nella zona del comprensorio del Cuoio (Comuni di San Miniato, Santa Croce sull'Arno, Castelfranco di Sotto, Montopoli Valdarno), attualmente, per procedimenti penali minorili, sono in carico ai servizi sociali del Ministero della Giustizia (in collaborazione con i servizi sociali del territorio) sette ragazzi (sia italiani che stranieri), in età compresa tra i 15 e i 21 anni, per i quali sono attivi progetti di reinserimento educativo e sociale e di sostegno alle famiglie.
Il fenomeno, invece, del disagio minorile e del bullismo, che non abbia risvolti penali, ma si esprima in episodi di grave trascuratezza e maltrattamento, vede interventi di collaborazione con le scuole e sostegno alle famiglie per circa 200 minori, per i quali le autorità giudiziarie minorili hanno prescritto interventi di sostegno al nucleo familiare.
Il fenomeno del disagio minorile, come fenomeno invece caratterizzato da carenze educative, marginalità sociale del nucleo familiare, povertà socio-economica e educativa ha numeri ancora più alti.
La giusta attenzione verso questi fenomeni deve portare, quindi, non tanto a sviluppare un senso di timore e di rivalsa verso questi ragazzi "difficili", ma stimolare tutta la comunità ad investire di più sulla prevenzione e ad interrogarsi sulla propria capacità di essere realmente vicina ai propri figli.
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