Il Tirreno

Pontedera

Il guru del bon ton che insegna ai nobili le buone maniere

di Francesca Suggi
Il guru del bon ton che insegna ai nobili le buone maniere

Da San Miniato alle case chic, Stefano Agnoloni allestisce cerimonie e fa lezioni di arte della tavola

3 MINUTI DI LETTURA





SAN MINIATO. Se un conte fa un invito per il pranzo, mai presentarsi nel castello di turno sotto il sole di mezzogiorno o giù di lì, perché la conviviale è organizzata per cena. E se la richiesta, sempre di sangue blu, è per la colazione: attenzione si è attesi per il tradizionale “pranzo”. Ingannevole pure la classica proposta per cena: in realtà l’arrivo a destinazione non deve mai essere prima della mezzanotte. Così parlò il galateo. Così insegna il guru sanminiatese delle buone maniere Stefano Agnoloni.

Respira da sempre le regole del trattato cinquecentesco scritto da Giovanni Della Casa il 43enne discendente da una nobile famiglia fiorentina.

E di quest’arte del bon ton che da bambino malediceva quasi ogni giorno, ne fa il suo lavoro, l’esperto di lifestyle, appunto (come si dice in gergo patinato). «Diciamo che il bello di sapere l’a-b-c del bon ton, anche ai giorni nostri, evita di fare tante brutte figure», esordisce l’eclettico artista che ha studiato lirica e recitazione, ama i cavalli e i levrieri e insegna in giro per le dimore nobili toscane (e non solo) l’arte della tavola.

Uno dei suoi ultimi palcoscenici vip? Il castello di Gargonza, nell’Aretino, messo a disposizione dai conti Guicciardini dove il guro del bon ton insegna le regole base da seguire nell’organizzare un evento in casa, oppure come ci si comporta nel caso di un invito.

«La contessa era presente a una delle passate lezioni di bon ton che tengo gratuitamente nel negozio monomarca Blanc Mariclò per cui lavoro, in via Guerrazzi a Pontedera. È rimasta colpita e ha voluto che lo facessi anche al castello», continua.

Occhiali fluo, personalità eclettica: le dritte di Agnoloni servono per lasciare un segno ed evitare brutte figure. «Mai portare pastarelle o dolci in una casa dove siamo invitati, perché si fa un regalo a noi stessi – cala il tocco di classe che va ad infrangere uno dei cadeau più tradizionali di quando si è invitati –. Se la padrona di casa è una signora le si fa una pianta, altrimenti se si tratta di una giovane va bene un mazzo di rose e una bottiglia di bollicine non guasta mai».

E i consigli dell’esperto al tempo degli happy hour di tendenza, scardinano ancora una volta il senso comune: «L’aperitivo deve essere proprio uno stuzzichino e se si allestisce un buffet, va sempre bene una tovaglia lunga».

Di questo si parla pure stasera, dalle 22, al workshop di chiusura organizzato al monomarca pontederese Blanc Mariclò, centrato sulle cerimonie in grande stile (telefono 0587-55314).

E chi chic allestisce, mai dovrà mettere la pastasciutta in una scodella: solo la carbonara si serve così, oppure le minestre. Altrimenti sempre e solo piatto pari.

E gli esperti di bon ton insegnano pure che la precendenza (fino a sei persone) si dà sempre alle eventuali persone mancine. «Se si conoscono, l’apparecchiatura dell’intera tavola va concentrata su di loro, per non farli sentire a disagio e fino a sei persone non c’è mai bisogno dei segnaposto».

Una parentesi sull’allestimento dei matrimoni. «Prima erano standardizzati – e chiude – oggi sono i dettagli che fanno la differenza, per esempio il riso che si tira agli sposi oggi viene messo in scatoline fashion di plexiglass».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Toscana

Camaiore, addio a Giuseppe Vecoli: conosciuto commerciante con la passione per le moto

di Roy Lepore