Il Tirreno

Pontedera

Nel bordello di Irma i detenuti sognano un Teatro Stabile

di Francesca Suggi e Gianni Bianchi

La rivisitazione degli eroi di Genet tra ori, specchi e porpora in scena con Punzo e la Compagnia della Fortezza

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VOLTERRA. Oro e porpora. E ancora rose, merletti, velluti, ventagli, rasi e specchi ovunque. Di tutte le forme. A riflettere persone e personaggi. Sono tutti benvenuti nel bordello di Irma, alias Armando Punzo che trasforma l’austero carcere a sbarre in un ponte tra dentro e fuori che si chiama Compagnia della Fortezza. «Spero di non veder mai la prigione come la vedono tutti, una gabbia: ch’io abbia da raffigurare un forzato o un criminale sempre lo coprirò di tanti e tanti fiori, così che lui, scomparendovi sotto, ne diventerà un altro», la maitresse teatrale, rose al colle e di nero vestita, saluta il pubblico all’ombra del Maschio. Con tutti i protagonisti della rivisitazione in chiave Punzo delle opere e degli scritti di Jean Genet. Santo Genet commediante e martire: dal discusso Novecento teatrale del poeta e drammaturgo francese al nuovo lavoro della Compagnia che quest’anno festeggia il suo quarto di secolo. E lo fa riflessa su una moltitudine di specchi. Dal vero verso il falso, per giungere «a questo luogo, nostra anima, castello fatto di diamanti e cristallo chiarissimo e tante stanze, in alto, in basso, di lato: al centro la principale dove avvengono le cose più segrete». Nei salotti di Irma l’umanità si racconta. E pure c’è spazio per i sogni di Armando Punzo e dei detenuti attori, storica formazione teatrale a livello nazionale e internazionale, che da anni reclama un futuro stabile. O meglio, un Teatro Stabile. Ma il progetto è fermo. «In penso alla costruzione di un Teatro Stabile in carcere – dice il regista – Genet pensava e auspicava che i teatri dovessero essere costruiti nei cimiteri».

Il pubblico si guarda intorno: ci sono il vescovo Alberto Silvani, il presidente della Provincia Andrea Pieroni, il presidente del tribunale di sorveglianza Maria Antonietta Fiorillo e il provveditore regionale dell’amministratore penitenziaria di Firenze Carmelo Cantone. Ogni stanza è una teca. E il quadro umano si racconta, come fa l’ormai attore a cinque stelle Aniello Arena nei panni di Culafroi: «Addossato al muro del bistrot prendo coscienza di me e mi oppongo alla muraglia». Per lui e per tutti, scenografia, trucco, costumi e musiche: voto dieci.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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