Sicurezza
«No al luna park ai laghi Braccini, area da tutelare»
PONTEDERA. «Riteniamo che si debba bloccare il progetto, perché contrasta con le caratteristiche del parco che ha una sua precisa connotazione urbana, un parco a servizio degli abitanti del quartiere,...
PONTEDERA. «Riteniamo che si debba bloccare il progetto, perché contrasta con le caratteristiche del parco che ha una sua precisa connotazione urbana, un parco a servizio degli abitanti del quartiere, una sua precisa connotazione naturalistica, ci si muove tra conigli selvatici, aironi, folaghe. Non pretendiamo di farne un'oasi protetta ma nemmeno tollereremo che si trasformi il parco in un luna park». Determinata la posizione di Legambiente Valdera rispetto all’operazione “cable wakeboarding” che sta trasformando parte dell’area in una zona di divertimento per amanti della tavola e dell’adrenalina. «Non abbiamo niente contro al progetto in sè, ma per noi i laghetti Braccini non sono adatti: abbiamo nei dintorni laghetti utilizzati a parchi divertimento come il Green Park a Calcinaia che sono certamente più idonei a ospitare attività sportive di questo tipo e ci auguriamo che gli interessati accolgano l'invito». L’associazione ambientalistafa un passo insietro. «Nel 1993, nel piano regolatore proposto dai prestigiosi architetti Cervellati e Zoppi, si individuava nei laghetti Braccini il fulcro di un parco urbano che fungeva da ponte di congiunzione tra la città e Pietroconti. La variante generale al piano regolatore del '95 accoglieva in parte questa indicazione, avviando la ristrutturazione della ex fornace Braccini, ma si scartava l'ipotesi di una pista ciclabile nel verde, si inseriva una strada ed un parcheggio, si prevedeva la trasformazione a parco privato ad uso pubblico dei laghetti». E ancora: «Legambiente e Arciragazzi presentarono al sindaco le proprie osservazioni in difesa del progetto originario, che meglio tutelava la naturalità dell'area, e proposero il reinserimento dei laghi tra i parchi pubblici garantendo il libero accesso ai laghi da parte dei ragazzi e delle famiglie. L'amministrazione comunale accolse solo la seconda parte, il parco tornava pubblico e per la gestione e manutenzione ci si affidava al concorso delle associazioni ambientaliste, educative e sportive». Si torna al progetto di oggi: «Ci sembra che il dibattito che si è acceso oggi, ci riporti indietro nel tempo e abbiamo la sensazione che si voglia ritornare a una gestione privatistica, che l'interesse del privato stia tornando a prevalere sul libero uso di un bene comune, e a danno del carattere naturalistico dell'area. La costruzione del bagno ha avuto già un notevole impatto sull'ambiente e pensiamo che non si possa andare oltre senza snaturare il contesto».
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