Il Tirreno

Pontedera

Falsificato il testamento per avere soldi e immobili

di Sabrina Chiellini

Patteggia la pena di un anno di reclusione la convivente di un noto imprenditore scoperta da una perizia calligrafica richiesta dalla figlia dell’uomo

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SANTA CROCE SULL’ARNO. Un patrimonio considerevole, soldi cash e alcuni immobili, che scatena una guerra per l’eredità. A contenderselo sono la figlia di un imprenditore morto a circa 80 anni, dopo una lunga malattia che lo aveva reso invalido, e la ex segretaria diventata da molti anni anche convivente di Gianfranco Bini, morto a Fucecchio il 4 agosto di tre anni fa. A scatenare la battaglia legale sono sufficienti poche righe attribuite al “povero” imprenditore e che nella realtà non erano state scritte da lui, come ha dimostrato una perizia voluta dalla figlia.

Dopo la morte dell’uomo, infatti, a distanza di poco tempo, spuntano tre testamenti anche se poi uno non viene riconosciuto legittimo in quanto scritto a macchina.

Il primo, l’unico ritenuto valido, nomina erede universale la figlia dell’imprenditore, lasciando in legato alla convivente la proprietà di due appartamenti e il diritto di abitazione per cinque anni nella casa di Galleno. Il secondo - poi riscontrato falso - cambia le carte in tavola e “trasforma” in erede la convivente Gabriella Lami, 64 anni, nata a Santa Croce sull’Arno e residente a Galleno. Quest’ultimo testamento, scritto il giorno prima della morte del facoltoso ottantenne, attira i sospetti della figlia. L’uomo infatti, affetto da una grave insufficienza respiratoria, tracheotomizzato e quasi completamente paralizzato, non poteva essere in grado di scrivere quel testamento.

Da qui la denuncia della figlia, Sonia Bini, residente a Viareggio, sostenuta in questa battaglia dalla madre che peraltro il giorno precedente la morte dell’uomo era stata a casa sua e si era resa conto dell’impossibilità dell’uomo a compiere un qualsiasi movimento in maniera autonoma.

Le indagini portano a giudizio, una volta che si scopre che il testamento è stato falsificato, la convivente, Gabriella Lami. L’accusa rivolta alla donna è quella di aver formato un testamento olografo di Gianfranco Bini, datato 3 agosto 2010, pubblicato dal notaio Rosselli di San Miniato in data 30 novembre 2010 apponendovi la firma falsa dell’imprenditore. Un testamento “taroccato” per danneggiare la figlia che aveva con il padre un buonissimo rapporto e mai si sarebbe aspettata di essere lasciata fuori dalle sue disposizione testamentarie. La vicenda, dopo tre anni, si chiude in tribunale a Pontedera con un patteggiamento. L’ex segretaria diventata convivente dell’imprenditore non si è sentita di affrontare il dibattimento. Le è stata applicata la pena di un anno di reclusione, poi sospesa. Dovrà anche pagare le spese di costituzione di parte civile che sono state quantificate in mille euro.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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