Attenzione
«Millozzi sarà il nostro candidato a sindaco»
Antonio Pasquinucci, segretario del Pd di Pontedera, annuncia la conferma «Promosso a pieni voti il suo operato», ma la coalizione è da riprofilare
PONTEDERA. Prima di tutto la continuità. In un panorama politico che è cambiato repentinamente nel corso degli ultimi anni, c’è un percorso politico da salvaguardare e da continuare. Per Antonio Pasquinucci, segretario dell'Unione comunale del Partito democratico di Pontedera la strada fatta dalla politica locale porta nella direzione giusta. Il cammino, per andare verso le prossime elezioni amministrative, tra un anno, è proprio quello della continuità. A cominciare dalle persone: Simone Millozzi, per il Pd e la coalizione, sarà ancora il prossimo candidato a sindaco di Pontedera. Una riconferma che nasce da una consapevolezza: promosso a pieni voti il suo governo cittadino. «Tutto quello che il partito dovrà fare, da ora in avanti, ruota proprio intorno a Simone Millozzi – dice il segretario pontederese del Partito democratico – La sua riconferma nasce da un giudizio positivo del suo operato, in una fase di difficoltà, di come la sua politica e la sua azione sul territorio abbiano tenuto. Davanti al malessere sociale dei cittadini, Pontedera ha retto sul piano sociale. In città c'è, esiste, un patto sociale e di comunità. E il sindaco ha avuto il merito di avere sempre presidiato in prima persona il mantenimento dei servizi sociali».
Su Millozzi, dunque, c’è una convergenza, c'è un riconoscimento diffuso da parte del partito?
«Simone offre la garanzia nel mantenimento del percorso di continuità. E poi gli va riconosciuta la capacità di raccogliere consensi anche al di fuori del suo bacino. Lui è uno che ci mette la faccia. È sempre pronto ad ascoltare ogni istanza, a farla sua. Anche a costo di soffrire, di starci male, quando avverte la riduzione degli strumenti di cui avrebbe bisogno per dare risposte ai cittadini».
Il panorama politico è cambiato in maniera veloce negli ultimi tempi. Questo peserà anche sulla vostra coalizione?
«Dal 2009 a oggi molte cose si sono trasformate: penso a certi partiti che non esistono più, altre istanze sono rappresentate dalla politica. Cambia, obbligatoriamente il profilo della coalizione che governa la città. L'obiettivo che ci siamo posti è quello di mettere insieme le forze che si riconoscono nel programma di “Italia bene comune”. Questo sarà il punto di partenza, poi occorre aprire ad istanze civili che, in città, abbiano la voglia di mettersi a disposizione».
Proprio in questi giorni è affiorata una polemica che coinvolge la coalizione che sostiene Simone Millozzi. I socialisti puntano il dito contro il comportamento tenuto in occasione della sostituzione dell'assessore al commercio e alle attività produttive.
«Il sindaco ha compiuto delle consultazioni, prima di prendere e comunicare la sua decisione. Ma occorre contestualizzare la situazione: Tognarelli non si è dimesso per questioni politiche. Le sue ragioni sono familiari, private. E il sindaco si è trovato nell'esigenza di sostituire un suo assessore per dieci mesi. Tanti ne mancano alla fine della legislatura. Il comportamento di Millozzi va inquadrato in questa situazione. Serviva continuità, occorreva anche coprire spazi, in settori come le attività produttive, che sono importanti. Non poteva addossarsi lui anche questo compito».
Il partito che giudizio dà della scelta di Lucia Curcio?
«Lucia ha competenze da spendere, sia politiche che tecniche, sulle deleghe che Millozzi le ha affidato. E poi non dimentichiamoci che in consiglio è la capogruppo del Pd: esprime una propria autorevolezza politica».
Siamo nella fase finale della legislatura cittadina
«Siamo nella fase in cui dobbiamo portare a rendiconto i cinque anni di Millozzi e tracciare gli indirizzi con i quali presentarsi alle elezioni del prossimo anno».
Anche l'orizzonte cittadino è cambiato?
«In città c'è una forte presenza manifatturiera, la nostra economia è improntata su questa e sull'impresa. Gli effetti della crisi, proprio per questo, si vedono ogni giorno nella vita di tutti: dei cittadini, ma anche delle imprese. Penso a qualche azienda simbolo, della nostra città, come la Cdc e alle sue disavventure degli ultimi tempi. Più che l'orizzonte, quel che è cambiato sono gli strumenti: c'è un vero e proprio attacco all'autonomia degli enti locali. Ci sono sempre meno risorse e si riducono, così, anche gli spazi di agibilità».
Stiamo vivendo un periodo delicato e i Comuni sono spesso visti come l'ente più vicino ai cittadini.
«Gestire l'impossibilità di pagare le fatture delle imprese che lavorano col Comune, è diventato una questione delicata e difficile: così si rompe il rapporto di fiducia istituzionale».
Il contesto politico di Pontedera è in trasformazione: cosa possiamo immaginarci, per le prossime amministrative?
«Difficile da decifrare: sicuramente ci troveremo davanti alla presenza di un Movimento Cinquestelle, o comunque di una formazione civica, di un gruppo formato da Pdl, destra e estrema destra, la sinistra tradizionale e poi il centrosinistra. Quest'ultimo, secondo me, rappresenta l'unico elemento di continuità, l'unica proposta politica credibile. Anche a destra, sul territorio, c'è discussione, una parte della destra locale, punta più a una trasformazione in lista civica. Penso a quel che sta avvenendo all'interno dell'Unione, dove una parte di destra si presenta con istanze civiche. C'è divisione al loro interno su questa tematica».
E il centrosinistra come si pone rispetto a quella che definisce sinistra tradizionale?
«Partiamo dallo scenario nazionale. C'è un invito esplicito. Alle forze tradizionali a fare quadrato. Da questo punto di vista, noi faremo un'apertura a Sel».
L'Unione rischia di assottigliarsi, dopo l'uscita di Crespina, potrebbe percorrere la stessa strada anche Santa Maria a Monte. che ha già chiesto di gestire in proprio alcuni servizi.
«Le ultime elezioni amministrative hanno cambiato l'assetto amministrativo di Santa Maria a Monte. Al governo c'è un pezzo di centrosinistra con una parte di destra. Ricordo che quando fu formata l'Unione dei Comuni della Valdera, l'attuale sindaco, Ilaria Parrella, ricopriva il ruolo di vicesindaco in un'amministrazione di centrosinistra. Non credo che adesso voglia rinnegare completamente quelle scelte».
Intorno all'utilità di queste istituzioni c'è discussione.
«Ma la questionertita è miope: l'Unione dei Comuni della Valdera non serve? Il senso politico che gli abbiamo dato, quando è nata, è quello di dare rappresentanza unica a un'area di 120mila abitanti. Quando si aboliranno le province, se le aree non si troveranno attrezzate, lasceranno spazi ai capoluoghi, che conteranno di più. Semmai, se c'è un limite alla discussione attuale, è virata sulle esigenze delle singole amministrazioni. Uniti si conta di più. Io ho avanzato anche una proposta che fa discutere molto, ma che va proprio in questa direzione.
Di che si tratta?
«Perché non si realizza una holding della Valdera con tutte le singole quote dei Comuni nelle aziende partecipate? Spiego meglio: anziché ogni singolo comune, tenere piccole partecipazioni in aziende come la Geofor, o la Ecofor, la stessa Belvedere, si può pensare di metterle tutte insieme. Con il totale avere nei Consigli di amministrazione di queste aziende, un solo elemento, l'Unione, con ovviamente, una quota assai più corposa, che si traduce anche in un maggior peso decisionale. Se l'Unione va con la quota di tutti, è logico che conta di più.
E questo serve anche all'indomani della sparizione delle Province.
«Credo che se spariscono le province, farsi trovare pronti con un coordinamento di area, il peso politico da mostrare e da vantare sia più adeguato, sicuramente maggiore. E questo è ciò che per noi Comuni della Valdera, rappresenta l’Unione. Questa , per me, è la risposta giusta da dare alle trasformazioni istituzionali che stanno avvenendo».
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