Il Tirreno

Pontedera

Svastiche in Piaggio, gli operai: non c’è allarme

di Manolo Morandini

La politica e le istituzioni locali si mostrano sorde alle minacce nello stabilimento Tra i dipendenti si tende ad alleggerire: «Sono opera di qualche citrullo»

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PONTEDERA. Un silenzio sordo. Che sfocia nell’indifferenza fuori dai cancelli della fabbrica dei veleni. Le svastiche sulla testa di alcuni sindacalisti, tracciate su un paio di volantini rinvenuti all’interno di un reparto della Piaggio. E quei messaggi che rimandano agli Anni di piombo, «Colpirne uno per educarne cento», come scrive un operaio su una pagina Facebook contro un collega. Tutti simboli di violenza, che sembrano cadere nel vuoto. Sorda è la politica, mentre il sindacato resta fermo alle dichiarazioni di condanna dei segretari provinciali dei metalmeccanici Fiom, Fim e Uilm.

«Se fossero veri quei messaggi sarebbe un casino, credo invece che siano il frutto di qualche citrullo», confida un operaio all’uscita del turno in Casa della Vespa. Un pensiero diffuso, anche ai tavoli del bar di fronte alla portineria principale dell’azienda. Tra chi si ferma a bere un caffè con i colleghi non ci sono dubbi. «Quelli che hanno disegnato quelle svastiche sono degli stupidi». E ancora: «Magari volevano fare una bravata, ma hanno fatto un gesto che in un clima sindacale come c’è in fabbrica non serve a nessuno».

Tra le tante interpretazioni c’è anche quella che si spinge oltre i gesti. «Credo che abbiano voluto creare un caso per distrarre l’attenzione da altri problemi, perché la voce di queste minacce in fabbrica girava da tempo». Per altri sono figlie «del clima che si respira in azienda». Non sono in molti a voler parlare. E chi lo fa preferisce il velo dell’anonimato. Non si sa mai.

Un’operaia si lascia andare a uno «speriamo bene». Mentre un collega prova a gettare acqua sul fuoco: «Can che abbaia non morde». Del resto, è convinto che quei simboli non costituiscano una vera minaccia. «Via, per favore, sennò il prossimo articolo lo fate sulle scritte nei bagni. Pensate agli operai piuttosto».

Eppure, tra quelle svastiche e le minacce su Facebook stanno i confini dell’esasperazione di una dialettica sindacale che registra più divisioni che punti di contatto, dentro come fuori la Casa della Vespa. Episodi diversi, tenuti sottotraccia, ma finiti all’attenzione delle forze dell’ordine. Tutti confinati in una manciata di mesi, da febbraio a questi giorni. Un clima di minacce esplicite. Scorciatoie rispetto al confronto democratico a cui tutti i sindacati si dicono pronti a sbarrare il passo. Nel mirino in questi mesi ci sono sempre sindacalisti della Uilm, tre uomini e una donna. Ma nel tempo è stato il turno degli altri a essere "colpiti". In occasione dell'accordo sulla mobilità siglato nel 2011 con l'azienda fu il turno della Fiom-Cgil. Ma non si sono risparmiate le minacce agli esponenti Fim-Cisl.

A chi prova a mettere in ordine l’accaduto non sfuggono le date. «Provoca smarrimento pensare che a distanza di sei anni spuntino fuori dei vecchi volantini. Chi può averli conservati per fare una cosa del genere?».

A marcare le distanze e le distinzioni, tracciando un solco netto tra quanto scritto su facebook e l’attività del blog Il manifestino, la pagina di confronto e informazione che fa capo ai delegati aderenti alla Rete 28 Aprile in Cgil, è uno degli animatori del sito Giuseppe Corrado. «Quei messaggi, che non hanno niente a che vedere con il nostro sito sono opera di stupidi – dice –. Parole usate a sproposito, anche se uno non dovrebbe mai farlo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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