Il Tirreno

Pontedera

Sparano al suo Birillo: il gatto è rimasto cieco

di Cristiano Marcacci
Sparano al suo Birillo: il gatto è rimasto cieco

Il racconto di una donna residente a Fornacette: «Solo dopo averlo portato dal veterinario per le radiografie, abbiamo scoperto i pallini da caccia»

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PONTEDERA. Qualcuno ha sparato un colpo di fucile al suo gatto. Perché? Quel micio non dava fastidio a nessuno ed allora si pensa ad un assurdo ed inspiegabile gesto di crudeltà. È successo a Fornacette, dove ora la padrona del gatto è disperata perché il suo animale, a causa proprio di quello sparo, è diventato cielo e non si sa se dopo le cure preventivate per i prossimi giorni potrà riacquistare la vista. Scilla Boaretti è infuriata contro chi le ha preso letteralmente di mira il suo gatto. «Mercoledì, quando sono rientrata dal lavoro – ci racconta la donna – ho trovato il mio micio Birillo che sanguinava da un occhio. Portato dal veterinario, dopo la visita e dopo aver rasato una parte di pelo, si sono visti chiaramente dei fori. Le radiografie successive hanno evidenziato la presenza di pallini da caccia nella parte sottocutanea della testa e nell’addome. Praticamente, gli hanno sparato. Meno male che il micio è robusto (pesa otto chili), altrimenti sarebbe sicuramente morto».

Scilla abita a Fornacette in via Fantozzi e pensa che quanto accaduto al suo gatto sia avvenuto nel raggio di un centinaio di metri, quindi al più lontano dopo la chiesa nuova di Fornacette (zona Case bianche), dove c’è un po’ di campagna ma sempre con presenza di case. «Non so se il bersaglio era Birillo – continua Scilla – oppure se si è trattato di un cacciatore di frodo e il micio si è trovato nel mezzo. Comunque sia andata, vuol dire che ci sono persone che sparano in prossimità di luoghi abitati e questo può essere molto pericoloso». Birillo sta ricevendo tutte le cure del caso. Per il momento si è un po’ ripreso, dopo antibiotici e antidolorifici, ma è rimasto cieco. La speranza è che, una volta riassorbito l'ematoma, riacquisti la vista. «Ho denunciato questa cosa pubblicamente – conclude Scilla – non tanto per trovare chi ha fatto questo (sarà difficile), ma almeno perché gli abitanti in quel raggio di case si rendano conto del pericolo che corrono».

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