Il Tirreno

Pontedera

Sequestrato calzaturificio-dormitorio

di Manolo Morandini
Sequestrato calzaturificio-dormitorio

Blitz degli agenti della Guardia di Finanza. In un capannone nella campagna vengono sorpresi otto cinesi

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SANTA CROCE SULL’ARNO. Dormono, invece di lavorare. Ed è la loro salvezza. Così vengono sorprese otto persone di origine cinese dagli uomini della Guardia di finanza della compagnia di San Miniato. Sono dentro un calzaturificio-dormitorio nella campagna ala periferia di Santa Croce sull’Arno. Essendo tutte inoperose, sdraiate nei loro letti, non scatta il reato di lavoro nero.

Il blitz viene effettuato in pieno giorno. A mettere sulle tracce della fabbrica fantasma le Fiamme gialle sono una serie di indizi ricorrenti. Il capannone defilato, al di fuori delle linee di transito, dove un tempo operava un borsettificio, con i vetri tutti oscurati da pannelli. Dagli accertamenti risulta che l’immobile è affittato come magazzino a una ditta gestita da soggetti di nazionalità cinese. Tutti indizi che portano a fare il controllo all’interno del capannone. A supporto degli uomini della Finanza ci sono gli agenti della Polizia municipale di Santa Croce sull’Arno e il personale dell’Asl 11 di Castelfranco di Sotto dell’area Prevenzione sui luoghi di lavoro.

Dentro il capannone ci sono sei donne e due uomini, hanno tutti il documento d’identità e un regolare permesso di soggiorno. Braccia da lavoro, anche se le circostanze del blitz non hanno permesso di coglierli sul fatto. Tutti con un’età compresa tra i venticinque e i trent’anni, vivono all’interno del laboratorio in condizioni igienico-sanitarie molto precarie.

A raccontarlo sono le condizioni dei locali. In quei 370 metri quadrati c’è un soppalco su cui sono stati ricavati nove loculi dormitorio, tirando su delle pareti in cartongesso. Stanze in cui entra un letto singolo e un piccolo comò, larghe appena un metro e mezzo e profonde due metri. È qui che trascorrono il giorno, dormendo. Mentre alla sera, con il favore del buio mettono in azione i macchinari. SI taglia, cuce ed incolla tutto all’interno di un capannone sigillato. E nelel ore del riposo si continua a respirare quell’aria carica di cattivi odori e veleni. Al piano terra si fabbricano scarpe del modello ballerina, ma dai controlli non saltano fuori falsi.

In quegli spazi ci sono anche una improvvisata cucina, un locale mensa e uno con la doccia. Il tutto, ovviamente, tirato su senza alcuna autorizzazione edilizia. La scena è eloquente. Eppure, gli agenti hanno potuto procedere solo al sequestro penale del capannone. Inoltre, i due titolari dell’impresa sono stati segnalati alla Procura della Repubblica di Pisa per violazioni alla normativa sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e per aver realizzato abusivamente interventi edilizi, adibendo spazi aziendali anche ad uso abitativo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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