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Pontedera

Revet, la nuova plastica porta 15 posti di lavoro

di Manolo Morandini
Revet, la nuova plastica porta 15 posti di lavoro

Pontedera, inaugurato l’innovativo impianto per la produzione di plasmix Investiti oltre 5 milioni di euro, tratterà gli scarti raccolti in Toscana

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PONTEDERA. Una fabbrica di materia. Dove entrano sacchetti, teli, cassette ed escono granelli di plasmix, con cui realizzare ri-prodotti di alta gamma, come i particolari per l’automotive. Entrerà a regime tra un paio di mesi l’impianto di riciclo delle plastiche miste che fa capo alla Revet Recycling, nella zona industriale di Gello, a cui si legano una quindicina di nuovi posti di lavoro.

«Dietro a questo progetto ci sono 24 aziende (pubbliche, private, pubblico-private e cooperative), una banca (Fidi Toscana) e più di 200 campanili toscani. Tutto senza leggi né costrizioni. Da Quadrifoglio a Sienambiente, da Publiambiente a Geofor». Traccia le coordinate il presidente Revet Valerio Caramassi. Che aggiunge: «L’impianto è la prova che senza ricerca, tecnologia e industria non c’è riciclo. La raccolta differenziata è solo un presupposto, ma il riciclo o è ricerca tecnologia e industria o non c’è possibilità di chiudere la filiera».

La messa in esercizio dell’impianto inizia un percorso nuovo sulle plastiche eterogene: a chilometri zero. Raccolta, selezione, preparazione e riciclo si svolge tutto entro i confini regionali. «Questo significa innanzitutto meno emissioni, ma anche controllo della filiera – sottolinea Caramassi –. E questo percorso può ulteriormente arricchirsi di partnership con aziende trasformatrici del materiale da noi prodotto. In Toscana sono circa 600 le imprese che lavorano le plastiche e di queste un centinaio sono in provincia di Pisa». Il vantaggio per i clienti di Revet Recycling sarà un prezzo di approvvigionamento stabile, legato ai costi industriali e non alle oscillazioni di quotazione del petrolio che è la materia prima da cui si ricavano le plastiche.

Un investimento di 5,1 milioni di euro capace di dare corpo alla ricerca applicata che è il frutto di un approccio che parte dal prodotto finito per risalire al blend di polimeri più adatto a ogni singola esigenza produttiva. Facendo dell’iniziativa promossa da Revet la prima realtà industriale capace di sostituire la materia vergine anche in prodotti di alta gamma.

Delle 46mila tonnellate di plastica raccolta in Toscana alla Revet ne vengono processate 45mila. Quelle che hanno un valore di mercato (bottiglie e flaconi) rientrano nei cicli industriali senza alcuna criticità, mentre quelle che hanno un disvalore di mercato, che sono il 56% del totale, fino ad ora venivano indirizzate per lo più a recupero energetico. «E ciò ha costi doppi per il sistema: di conferimento e di bolletta energetica, sotto forma di contributi del Gse perché la combustione dei rifiuti è equiparata a energia rinnovabile».

L’investimento in ricerca è stato cospicuo: oltre un milione di euro in tre anni, Revet e Regione hanno messo mezzo milione ciascuno più alcune centinaia di migliaia di euro messe da Corepla, il consorzio nazionale recupero plastiche.

«Tutta la plastica meno nobile che raccoglievamo e davamo a Corepla veniva destinata alla termovalorizzazione – spiega Emanuele Rappa, Ad di Revet Recycling –. Con questo impianto si eliminano le emissioni legate alla combustione e quelle per il trasporto, perché queste plastiche venivano portate agli impianti del Nord Italia, o addirittura in Austria». E aggiunge: «Per mezzo dei suoi due impianti, quello per la produzione di profili per l’arredo urbano, e quello per la densificazione e granulazione del plasmix, appena inaugurato, l’azienda controlla l’intera filiera industriale del riciclo delle plastiche miste».

Con uno sviluppo lineare di circa 120 metri, (oltre alle opere accessorie per la depurazione delle acque di lavaggio e i filtri di abbattimento delle emissioni) il nuovo impianto è in grado di trattare 3mila chili l’ora di materiali plastici. Lavorerà su tre turni, a ciclo continuo, processando circa 15mila tonnellate di plastiche miste. «Alla fine del processo il materiale, raffreddato e solidificato, viene ridotto alla dimensione di granuli e stoccato all’interno di un silo miscelatore, pronto per essere impiegato in cicli produttivi di manufatti».

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