Il Tirreno

Pontedera

Il mondo riunito al Teatro del Silenzio

di Andrea Lanini
Il mondo riunito al Teatro del Silenzio

C’è chi è arrivato dal Brasile, chi dall’Australia, tutti richiamati dalla magia della voce di Bocelli e dello scenario naturale

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LAJATICO. La magia delle note di Andrea Bocelli inizia dal paesaggio. Le infinite tonalità di verde, le colline etrusche accese dal sole. Spettatori provenienti dai vari continenti sgranano gli occhi di fronte alla campagna toscana che incornicia, con delicatezza, con carattere, «il luogo dove Andrea Bocelli è nato». Lo dice in inglese una distinta signora brasiliana, di San Paolo, biondissima, dagli abiti colorati, svolazzanti. «Io e mio marito abbiamo ascoltato diverse volte Andrea cantare dal vivo in giro per il mondo. Ma ora è diverso. Questi sono i suoi luoghi. Sono sicura che il Maestro, qui a casa sua, saprà trasmetterci emozioni ancora nuove. Sono in attesa di ottime vibrazioni».

I bus navetta che partono da La Sterza diretti verso il Teatro del Silenzio sono affollati crocevia babelici. Si parla in tedesco, in francese, in giapponese, in portoghese, e in english, of course. L’idioma dei fan autoctoni diventa, anche lui, una sfumatura tipica, quasi una graziosa incongruenza messa lì a impreziosire lo scenario del concerto. Robert, un ragazzo belga, si informa con l’autista sulla possibilità di usufruire dell’autobus anche dopo il concerto. Accanto a lui, un coriaceo battaglione di signore orientali scatta fotografie dal finestrino, puntando gli obiettivi laggiù, oltre i tetti infuocati della bella Lajatico, dove l’orizzonte si pavoneggia con le luci del tardo pomeriggio. Davanti le transenne, centinaia di persone attendono pazienti di avviarsi lungo l’ultima discesa, da cui si intuisce il palco, coi giganti di “Presenze” (titanica, ineffabile realizzazione artistica del gruppo “Naturaliter”), che gli si stagliano fieri intorno, come a fare la guardia. «Ho visto le loro foto su internet, très jolie!», dice Claire, ridente francese, che inganna l’attesa accoccolata all’ombra, in mano un romanzo di Jane Austen. «Qui lo spettacolo è l’incontro tra la musica e questo favoloso décor...», e con l’indice compie un ampio cerchio onnicomprensivo. «Questa è la prima volta che ascolto Bocelli dal vivo. Emozionata? Mais oui!».

La distanza, per gli appassionati del nostro cantante più famoso, è l’ultima delle preoccupazioni. «Sto aspettando 800 persone», dice Arianna, titolare di un’agenzia di viaggi a Peccioli. «Sudafrica, Australia, Canada, tanti americani... Qua c’è veramente tutto il globo. Andrea nelle sue canzoni parla spesso dei luoghi in cui è cresciuto, e loro è proprio questo che cercano, l’indizio rivelatore, la scintilla che ha saputo accendere l’incendio di quel talento. Poi, certo, i nostri clienti approfittano per fare un giro della regione, vedere le città d’arte. I tour con degustazioni e corsi di cucina vanno a ruba».

Ecco, alle 19 in punto, gli addetti alla sicurezza fanno sparire le barriere, Claire chiude il suo libro. Dal palco inizia ad arrivare la musica assieme alla voce di Pino Daniele, che prova “Quanno chiove”. È il momento di entrare. I giganti di “Presenze” ci accolgono con il loro sguardo misterioso, olimpico, vicino ma irraggiungibile come quello delle Muse inquietanti di De Chirico.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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