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Pontedera

«Senza un corpo il dolore resta sospeso»

«Senza un corpo il dolore resta sospeso»

«Il dolore resta sospeso», dice la psicoterapeuta e scrittrice Maria Rita Parsi (nella foto), che sul lutto ha lavorato molto. E lo dice ricomponendo il puzzle della morte di Matteo Maestri,...

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«Il dolore resta sospeso», dice la psicoterapeuta e scrittrice Maria Rita Parsi (nella foto), che sul lutto ha lavorato molto. E lo dice ricomponendo il puzzle della morte di Matteo Maestri, inghiottito dalle onde il 27 agosto del 2011, di questi due anni di vuoto e della speranza che adesso si fa concreta di avere un corpo su cui piangere. «Per chi rimane avere qualcosa di fisico che è appartenuto alla persona, anche un pezzo di corpo su cui piangere è importante per avere una traccia – dice la psicoterapeuta –. Anche se si è sempre saputo che è morto finché non c’è una prova tangibile il dolore rimane sospeso: Con una traccia si può rompere il meccanismo. E iniziare ad elaborare il lutto, ponendosi nelle condizioni che quella persona è morta». La psicoterapeuta fa riferimento a un caso balzato sulle cronache nazionali: «Il relitto dell’aereo ritrovato nelle acque di Los Roques, in Venezuela, dove a bordo c’erano quattro cittadini italiani, tra i quali Vittorio Missoni. Ma c’è stato anche un caso analogo otto anni prima e di cui non è stata trovata nessuna traccia». Per i genitori, i parenti e gli amici, se quei resti si confermeranno di Matteo, sarà il momento del pianto. Di un pianto nuovo. «Nessuno può aiutare nessuno di fronte all’angoscia della morte. Tutti sappiamo che nasciamo e che moriremo». E aggiunge: «L’angoscia antica della fine per la quale è, proprio, l’angoscia di morte la madre di tutte le paure, ci pervade. Così, abbiamo bisogno di verifiche, di conferme, di controlli, di rituali, individuali e collettivi che ci consentano, nel tempo, di accettare il cambiamento che è avvenuto. E quando avremo accettato la perdita, usciremo, si spera!, dal lutto rinforzati e più consapevoli». Per Parsi l’angoscia di morte ci guida e accompagna nel quotidiano. «C’è chi per attenuare questa angoscia fa figli, chi crede in un altro mondo, chi sposa delle idee o la bellezza sapendo che ci saranno sempre. E tra le possibilità per affrontare questa angoscia c’è anche quella di piangere sul corpo di qualcuno. I familiari e gli amici di Matteo adesso potranno affrontare questa angoscia di morte misurandosi con la scomparsa, possono cominciare ad elaborare il lutto di questa morte».

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