Il Tirreno

Pontedera

Prima il Dna, poi i genitori decideranno

di Giacomo Pelfer
Prima il Dna, poi i genitori decideranno

Una cerimonia o un funerale: la famiglia aspetta la risposta degli esami sui resti ritrovati in mare attribuiti a Matteo

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CASTELFRANCO DI SOTTO. È stato come un lampo. Un’associazione automatica, istintiva. È bastato il diffondersi della notizia, leggerne i dettagli, perché la mente e il cuore corressero subito a Matteo. Il primo pensiero, inevitabile, per i parenti e per gli amici che quel giorno erano sugli scogli con lui, prima che il mare in tempesta se lo portasse via. Un pensiero che si fa sempre più realtà, di fronte ai resti che il mare ha restituito e che sembrano coincidere con la descrizione degli indumenti indossati quel 27 agosto. Due anni sono passati. Due anni di dolore e di ricordi, che giovedì improvvisamente si sono riaccesi. Immediato il diffondersi della notizia, con quei dettagli, la taglia, il colore, che subito hanno fatto pensare a Matteo. Il tutto, ovviamente, in attesa del test del Dna che sarà chiamato a togliere ogni dubbio.

E in tanti, ieri, sono tornati di nuovo sulla bacheca Facebook di Matteo Maestri; una bacheca in realtà mai abbandonata, che in due anni ha raccolto decine di pensieri, saluti, dediche e soprattutto canzoni da ascoltare in compagnia e nel ricordo di Matteo. C’è chi, come Alessandro e Eva, sono arrivati giovedì sera per dare la buonanotte all’amico, e chi invece, come Serena Ulivieri, ha scelto di farlo con una foto al cielo e un «Ciao Matteo».

Una notizia che inevitabilmente ha riacceso il dolore, riportando la mente a quel mare che per quasi due anni ha strappato il corpo dal dolore dei genitori Giuliano e Lucia. «Un tuffo al cuore», lo definisce Veronica Bagni. «Forse – scrive - avrei preferito continuare a pensarti in compagnia di una magnifica sirena». Pensieri istintivi di un dolore che la famiglia ha sempre vissuto in modo riservato e insieme dignitoso. Lo sanno i parenti e lo sanno i tanti amici, soprattutto quelli dell’Arci, che scelgono di non commentare, di non spendere altre parole per un dolore che prosegue da due anni.

«È un fatto di coscienza – ci rispondono cordialmente – Lo dobbiamo prima di tutto alla famiglia». Una riservatezza ribadita anche dai parenti: «Perché non vogliamo, anzi, non possiamo commentare», affermano, in attesa che sia il Dna a dare l’ultima risposta. A quel punto, come ci spiega la zia Laura Grossi, saranno i genitori a decidere se organizzare o meno una cerimonia, un ultimo saluto o un funerale.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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