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Pontedera

Cauti gli amici, aspettano il test del Dna

Cauti gli amici, aspettano il test del Dna

Non si sono mai arresi: in passato hanno effettuato ricerche in mare affidandosi a scuole di sub

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CASTELFRANCO DI SOTTO. In paese ci vanno cauti. È trascorso troppo tempo. E già in passato, altre volte, le illusioni di poter riavere il suo corpo, restituito dal mare, si erano arenate nella delusione di responsi sempre negativi. Stavolta ci sono gli indumenti, che rafforzano le certezze degli inquirenti. E anche i primi riscontri, testimoniali, degli amici. Nessuno, però, si sbilancia. Restano in attesa delle prove scientifiche. Del test del dna.

Matteo Maestri scomparve nel mare davanti a Calafuria, trascinato in acqua da un’onda, il giorno prima del suo trentesimo compleanno.Quel pomeriggio del 27 agosto del 2011, aveva deciso di trascorrere qualche ora in tranquillità.

Figlio unico, Matteo a Castelfranco, dov’era nato, abitava ancora con la sua famiglia: il padre e la madre. Poche settimane prima della tragedia di Calafuria, aveva deciso di andare a vivere con un gruppo di amici.

Insieme avevano preso una casa in affitto, a Marti, una frazione nel comune di Montopoli. Una località centrale alle sue attività. Matteo era un ragazzo assai impegnato nel settore sociale e nelle attività culturali.

Aveva seguito anche un percorso di studi legato alle sue passioni: un diploma all'istituto d'arte e un corso di arte e spettacolo all'Università di Firenze. Era appassionato di grafica e di fotografia.

Due “amori” che aveva messo al servizio dell'Arci, l'associazione per la quale, quando è scomparso in mare, aveva un contratto di collaborazione. Lavorava nella sede Arci della zona del Cuoio. Quella sua esperienza grafica è servita per realizzare, materialmente, tanti manifesti e tanti volantini. Tante le immagini fotografiche da lui catturate e poi usate per promuovere le iniziative dell’Arci. Negli ultimi tempi, l'esperienza che aveva maturato all'Università, l'aveva messa a disposizione della rassegna cinematografica che curava per l’Arci. Era stata sua, fino all’agosto di due anni fa la scelta delle proposte dell'intera area del Valdarno. Ma Matteo, che spesso se ne stava dietro la macchina per proiettare i film, da macchinista, collaborava anche con le associazioni di Pontedera e della Valdera.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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